Mark Zuckerberg continua la campagna di espansione nel settore hi-tech e, dopo essersi portato a casa Whatsapp, mette a segno un altro colpo con l’acquisizione di Oculus VR. L’operazione per garantirsi il controllo di Oculus, balzata agli onori delle cronache quando ha vinto il premio come miglior prodotto presentato all’ultimo Ces di Las Vegas, prevede il pagamento di due miliardi di dollari (di cui 400 milioni in contanti) e una forma di partnership simile a quella già annunciata con Whatsapp, in cui alla società dovrebbe essere garantita una certa autonomia nell’opera di sviluppo dei suoi prodotti.

Oculus VR è un sistema composto, in sostanza, da un visore 3D che permette di muoversi e interagire in un ambiente virtuale. Per il momento è stato sviluppato e utilizzato solo nell’ambito dei videogame. Le cose, però, sono destinate a cambiare. A spiegare i progetti per il futuro è stato lo stesso Zuckerberg in un post pubblicato in concomitanza con l’annuncio dell’acquisizione: “La missione di Oculus è quella di permettere di sperimentare l’impossibile. La loro tecnologia apre le porte a esperienze completamente nuove”. Secondo il fondatore di Facebook l’applicazione della realtà virtuale per i videogiochi sarà solo l’inizio. In futuro sarà possibile “sedere in una classe con studenti e professori di ogni parte del mondo o consultarsi faccia a faccia con un medico semplicemente usando il visore dalla propria casa”. Da parte sua, l’inventore di Oculus VR Palmer Luckey ha ammesso in un post su Reddit di aver avuto delle perplessità sulla partnership con Facebook, ma che si sia poi convinto che rappresenti “la strada più ovvia e sicura per portare a tutti la realtà virtuale”.

La notizia dell’acquisizione da parte del social network è stata accolta con stupore da molti addetti ai lavori. Oculus VR infatti, sembrava destinata all’indipendenza anche in virtù di una strepitosa campagna di fundraising che aveva portato nelle casse della società più di cento milioni di dollari e che gli aveva permesso di riunire intorno a sé una community di sviluppatori indipendenti che collaboravano con entusiasmo al progetto.

Certo, l’opportunità di incassare venti volte tanto in un solo colpo deve essere stata una tentazione troppo grande anche per i pionieri della realtà virtuale, ma la spiegazione di questa inversione di rotta potrebbe essere anche un’altra. Proprio la settimana scorsa, infatti, Sony ha annunciato al Game Developers Conference il suo Project Morpheus, un kit per la realtà virtuale pensato per PlayStation che si proporrebbe come il primo concorrente credibile di Oculus VR. In quest’ottica la scelta di collaborare con Zuckerberg sarebbe una mossa forzata per poter accedere ai capitali e ai mezzi che permetterebbero a Oculus di reggere senza troppi patemi il confronto con il colosso giapponese.