Per presentare un’idea, servono tre ingredienti: emozioni, una storia e qualcosa di memorabile. Qualcuno potrebbe obiettare che serve anche del tempo. Vero, ma non molto. Le presentazioni del TED impongono il limite dei diciotto minuti. Però possono bastarne cinque. Un’eternità quando si ha a che fare con la comunicazione audiovisiva. Ancora cinque minuti è un corto che vale la pena andare a cercare in rete

Ancora cinque minuti: ristorante di lusso, una giovane coppia non si parla, non si guarda. I due, persi nei loro sciocchi smartphone, fisicamente vicini e sempre più lontani, vorrebbero lasciarsi, ma preferiscono chiedere cosa c’è di dolce. Un uomo, solo, a un tavolo vicino, mangia ostriche e beve champagne. Trecento secondi di esistenza umana che possono essere fondamentali. Sembrano uguali agli altri e invece non lo sono.

Ancora cinque minuti è il sogno di un ex-studente di cinema (Dams prima, Iulm poi) che non ha rinunciato a realizzarlo, sottoponendosi al famigerato e troppo spesso evitato “tanto sbatti” per mettere insieme un budget – la fatica per trovarlo non è proporzionale all’entità – per pagare dei professionisti, per fare un salto di qualità importante, forse solo per lui, per realizzare il sogno.

Soprattutto è il suo biglietto da visita, il suo lasciapassare per fare poi qualcosa di più grande, per girare, dopo anni di corti, videoclip e report, un lungometraggio. Senza raccomandazioni. Senza compromessi e umiliazioni.

Certo, bisogna conoscere il mestiere, la fortuna serve quando non si sa. Il proprio lavoro deve essere pubblicizzato con ogni mezzo. La rete: dove Movieplayer.it permette di arrivare a un pubblico vasto e variegato; dove l’uso oculato dei social network e quello intelligente di youtube, ovvero le giuste tag, il passaparola di amici e collaboratori, garantiscono visibilità a costo quasi zero. Senza trascurare i canali “classici”: serate con proiezione e dialogo oppure il distributore che ti iscrive ai Festival.

Ancora cinque minuti forse non vincerà l’Oscar, di certo dimostra che con la giusta passione, senza dare ascolto ai tanti profeti di sventura che ci circondano, si riescono a condividere emozioni, raccontare storie, rendere memorabile l’esperienza quotidiana. Scusatemi se è poco.