In attesa di aggiornamenti sul fronte giudiziario, Tirreno Power ha preso la sua decisione: da giovedì i 102 lavoratori della centrale di Vado Ligure, sotto inchiesta per disastro ambientale e conseguente sequestro con blocco della produzione, toccherà la cassa integrazione ordinaria. Restano quindi tagliati fuori i lavoratori dell’indotto, che avrebbero potuto essere coinvolti solo con la cig straordinaria.

L’assessore regionale Enrico Vesco è “molto sorpreso” dall’atteggiamento dell’azienda controllata dai francesi di Gdf Suez e partecipata al 39% dalla Sorgenia della famiglia De Benedetti. “Non riusciamo a capire la rigidità da parte dell’azienda nel voler chiedere la cassa ordinaria quando con quella straordinaria ci sarebbero state possibilità maggiori di coprire anche quelli dell’indotto  – ha commentato – . Con le poche risorse a nostra disposizione cercheremo di soddisfare anche le loro aspettative”.

I lavoratori dell’indotto, sostengono i sindacati, potranno usufruire della sola cassa in deroga con contributi della Regione, che non potranno coprire periodi che vanno oltre 3-4 mesi. Molta la tensione durante il lungo vertice in prefettura anche perché i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto all’azienda conferme sugli investimenti già annunciati in particolare per quanto riguarda la realizzazione del nuovo gruppo VL6 e su questi non sarebbero arrivate risposte certe da parte di Tirreno Power.

Intanto i sindacati hanno ottenuto la convocazione di un tavolo interministeriale sulla vicenda che l’11 marzo scorso ha appunto registrato il sequestro di due forni a carbone per violazioni alle norme antinquinamento. Al tavolo, che si riunirà il 9 aprile a Roma, parteciperanno il ministero dello Sviluppo economico, del Lavoro e dell’Ambiente. Entro il 7 aprile, invece, il tribunale del Riesame fisserà la data di discussione del ricorso, depositato da uno solo degli indagati, contro il sequestro. La procura sta terminando la preparazione delle carte processuali da inviare al tribunale del riesame che saranno depositate entro mercoledì. Da quel momento i giudici del Riesame avranno 10 giorni di tempo per fissare la data della discussione.

Dal canto suo l’azienda fa sapere che sta seguendo “tutte le strade nelle sue possibilità per riprendere la produzione, tra cui anche una serie di interventi che potrebbero essere sottoposti al giudice in tempi ragionevolmente brevi, auspicabilmente all’interno di un quadro di costruttivo dialogo e consapevolezza delle difficoltà finanziarie della società”. E ancora, fa sapere la società, “il blocco protratto della produzione in un momento, come noto, estremamente delicato di rinegoziazione del debito da parte dell’azienda con gli istituti finanziari può infatti compromettere la continuità industriale”