Sono più di 100 le giornate dedicate dall’Onu a particolari ricorrenze; poi ci sono quelle proposte da associazioni, enti vari, Unione Europea, ecc; tante, troppe, tanto che non ce le ricordiamo più e scivolano via nell’indifferenza generale. Anche in questi giorni ce n’è un particolare affollamento; vediamolo:

– 21 marzo: ricorrenza dei 20 anni dell’entrata in vigore della convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc) delle Nazioni Unite. Per l’occasione si trova una “time line” interattiva con le varie tappe delle conferenze sul clima, incluso il blasonato Protocollo di Kyoto e la fallimentare conferenza di copenhagen del 2009. Ora si attendono le conferenze di Lima e soprattutto di Parigi nel 2015. Nel frattempo però, in questi 20 anni, la CO2 è schizzata da 350 a 400 ppm, le temperature globali sono aumentate (non c’è nessuna pausa del global warming), i ghiacciai artici e montani in rapido declino e gli aumenti estremi, vedi alluvioni in repentino aumento. In sostanza, obiettivi Onu falliti.

– 22 marzo: giornata mondiale dell’acqua. Pochi giorni prima, si leggeva su alcuni quotidiani: “Siamo senz’acqua, senza assistenza e in condizioni disumane”. Ma la notizia riguardava 180 turisti italiani bloccati a Zanzibar a causa del guasto dell’aereo che doveva riportarli a casa, il cui unico problema era il ritardo del rientro e pagarsi l’acqua minerale (oltre poi ad ottenere i dovuti risarcimenti), non certo accedere all’acqua come la maggior parte degli abitanti della Tanzania, dell’Africa e altre zone del mondo. La giornata mondiale dell’acqua fu istituita nel 1993 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, sulla spinta dei (falliti) buoni propositi di Agenda 21 e dell’Earth Summit di Rio de Janeiro.

Da allora, ogni anno, si discute e si snocciolano numeri drammatici su quanti milioni, oggigiorno ormai miliardi, di persone non hanno accesso all’acqua potabile, di quanta acqua viene sprecata, si stressano e colpevolizzano i singoli individui col “chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti” o “fai la doccia anziché il bagno”, quasi mai si spiega bene che questi sprechi, comunque da eliminare, sono solo la punta dell’iceberg dei veri consumi d’acqua. Non si parla se non raramente di impronta idrica, dicendo “compra una maglietta di meno” (20.000 litri d’acqua),” ripara le scarpe anziché gettarle” (8.000 ) “mangia meno carne”, soprattutto bovina (per un kg di carne 20.000 litri d’acqua). Sta di fatto che anche gli obiettivi dell’acqua stanno miseramente fallendo, nonostante convegni, progetti di ricerca e di cooperazione, campagne di sensibilizzazione, e via dicendo.

23 marzo, giornata meteorologica mondiale. Tema: tempo, clima e giovani. Giovani che saranno loro a subire le conseguenze future dei cambiamenti climatici, è importante l’educazione ambientale, ma non è dalle scuole che bisogna cominciare, bensì dai consigli di Amministrazione di banche, multinazionali, aziende energetiche, dai parlamenti e dai consigli comunali e regionali.

Ora, dopo le giornate internazionali della tubercolosi e di memoria delle vittime della schiavitù, si avvicina il 29 marzo, Earth hour, in cui si invita a spegnere le luci per un’ora, poi ci sarà l’earth day il 22 aprile, quindi il 10 maggio, la “giornata Europea contro l’abbandono dei rifiuti”, poi ci sono le giornate delle ostetriche, del pace maker, dei diritti umani, degli animali, degli insegnanti, della posta e tante altre ancora, per non parlare delle “domeniche ecologiche”, degli “anni internazionali” (il 2014 è dedicato alla “agricoltura famigliare” e alla “cristallografia” e dei “decenni”, fra l’altro è in corso quello della “educazione allo sviluppo sostenibile”.

Passata la “giornata” apposita, via che si riprende a consumare e sprecare acqua, abbandonare rifiuti, inquinare, calpestare i diritti umani, sfruttare e devastare l’ambiente e il territorio nell’indifferenza generale.

Sono importanti le iniziative di sensibilizzazione, ma probabilmente hanno fatto il loro tempo, andavano bene appunto vent’anni fa, ora siamo, per così dire, alla resa dei conti. Tutte queste iniziative spesso poi comportano la produzione di cataloghi, deplians, gadget, ecc, destinati a finire in gran parte, se va bene, riciclati, se va male nelle stesse discariche e inceneritori giustamente osteggiati.

Vent’anni fa era giusto iniziare dalla consapevolezza, ora occorre ben altro, perché gli effetti degli squilibri dello “sviluppo”, sia dal punto di vista sociale che ambientale, stanno presentando il conto.

Chissà se siamo ancora a tempo a evitare il collasso della “civiltà” moderna.

E’ giunto il momento che alle parole seguano i fatti.