In Italia ognuno fin dalla nascita vanta un debito “virtuale” di circa 34mila euro in continua crescita, e mentre i genitori festeggiano il lieto evento in onore del nascituro, il bambino piange come se già lo sapesse.

Nel 1998 Ciampi disse: “In 12 anni l’Italia sconfiggerà il debito pubblico”, di anni da allora ne son passati 16 e il debito, dopo una breve picchiata intorno al 2007, è tornato ad aumentare notevolmente attestandosi ad un valore di circa 2 mila miliardi di euro, il 127% del Pil.

Di esempi dal mondo per contrastare il debito pubblico ne arrivano molti. Con la crisi economica l’Islanda vide il suo debito triplicarsi nel giro di soli 5 anni. I cittadini si opposero alla nazionalizzazione delle banche voluta dal governo riuscendo ad avviare un’inchiesta penale per punire i responsabili della crisi, e ripudiando di fatto il debito pubblico. Il Giappone è invece il paese con il debito più alto al mondo, più del 200% del Pil, ma non è tuttavia in crisi come l’Italia. Questo perché i giapponesi possiedono oltre il 90% del debito, mentre in Italia circa l’80% è posseduto da stranieri, fondi comuni, banche o assicurazioni.

Tra gli esempi stranieri forse la più efficace e replicabile soluzione sperimentata arriva dal Belgio. In soli 14 anni il Belgio ha portato il proprio debito dal 140% all’84%. Nel 1995 venne creato un fondo unico per accomunare tutte le spese sociali, decimando sprechi e doppioni. Nel 2001 il programma del liberale Guy Verhofstadt ha fatto suo cavallo di battaglia l’abbattimento del debito, promettendo di portarlo al di sotto del 90% nel 2005, mancando di poco l’obiettivo. Il governo ha riconosciuto il debito pubblico come problema prioritario, impegnandosi nella sua risoluzione attraverso l’istituzione di organi di controllo come il Consiglio Superiore delle Finanze e attraverso una serie di manovre come il congelamento della spesa pubblica o l’introduzione di un patto di stabilità interno tra tutti i livelli pubblici, con il quale le regioni federali si impegnarono a partecipare agli obbiettivi di bilancio. In questo periodo Bruxelles si trovava in una situazione simile a quella nostrana attuale: un anno e mezzo senza un governo di maggioranza, con un paese guidato da intese e grandi coalizioni.

In Belgio, la base che accomuna questi programmi di riforme consiste in delle politiche a costo zero o azzeramento di bilancio. In breve, ogni nuovo governo parte dal presupposto di non avere risorse a disposizione per realizzare i propri provvedimenti. Che si tratti di una realtà locale o nazionale, questo tipo di politica porta a fare i conti con la realtà di tutti gli sperperi, economizzando fino al midollo. Non certo un‘impresa facile, “i colleghi mi dicevano – non a me, è impossibile, io sono veramente al limite – non è vero c’è sempre qualcosa che si può tagliare” raccontò l’ex-premier belga alle telecamere di Ballarò. Guarda caso i settori più colpiti sono stati la difesa e la pubblica amministrazione, non certo il welfare e l’istruzione, che anzi sono in crescita e garantiscono la crescita. Perseguire delle politiche di azzeramento è un po’ come una filosofia di vita, un atteggiamento che anche nel piccolo ci rende più consapevoli delle nostre risorse e che ci aiuta a massimizzare la loro gestione.

Non possiamo però sempre rifarci agli esempi stranieri per risolvere i nostri problemi, disponiamo infatti di spunti che arrivano dall’Italia stessa, anche se dall’inglorioso ventennio. Nel 1936, in seguito alla Grande Depressione del ’29, la più grande crisi economica dell’ultimo secolo, un semplice decreto trasformò la Banca d’Italia in un “istituto di diritto pubblico”. Questa manovra lasciò alla banca l’esclusiva funzione di emissione e non più di concessione, espropriando gli azionisti privati delle loro quote (sempre più svalutate) e ridestinandole a soggetti di rilevanza pubblica, svalutando la lira e riequilibrando in breve tempo i conti con l’estero. In poche parole, non potendo più applicare tassi per mezzo di titoli sull’emissione di denaro, lo Stato smise di indebitarsi nell’acquistare moneta.

Quello del debito pubblico è un argomento complesso e non basta certo citare alcuni esempi per risolverlo. Tuttavia, basarsi su delle iniziative reali e di successo è senza dubbio uno spunto necessario all’elaborazione di politiche più consapevoli e lungimiranti, volte alla soluzione e non solo alla riduzione temporanea del problema.

di Maura Fancello e Gian Luca Atzori