La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria ha denunciato, in una relazione trasmessa il 18 marzo al Consiglio dei diritti umani, “esecuzioni di massa” commesse a gennaio dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, il gruppo jihadista delle cui azioni criminali nella “Siria liberata” avevamo già parlato in questo blog.

Si tratta di “crimini di guerra”, secondo la Commissione, il cui presidente (il diplomatico brasiliano Paulo Pinheiro)  ha annunciato di voler proseguire le sue indagini per trovare tracce di fosse comuni in cui sarebbero stati seppelliti centinaia di corpi.

A gennaio, gli scontri tra i vari gruppi rivali dell’opposizione armata avevano conosciuto una nuova escalation nei governatorati di Idlib, Aleppo e Raqqa.

In quel contesto, afferma la Commissione, prima di ritirarsi dalle zone sotto il suo controllo, l’Isis ha commesso esecuzioni di massa, anche all’interno dell’ospedale pediatrico di Aleppo Mashfa al-Atfal, che il gruppo armato jihadista  aveva trasformato a suo quartier generale.

Tra le persone messe a morte in modo sommario, molti sarebbero i combattenti del Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qaeda ma coalizzatosi coi gruppi filo-occidentali nello scontro finale con l’Isis: secondo le testimonianze raccolte dalla Commissione, molti militanti catturati sono stati  immobilizzati con le braccia legate dietro la schiena e poi finiti con un colpo alla nuca.

Nel rapporto pubblicato alla fine del 2013, Amnesty International aveva denunciato l’instaurazione di una sorta di regno del terrore nelle zone della Siria conquistate dall’Isis, con ripetuti sequestri di combattenti di gruppi rivali, cittadini stranieri e giornalisti e con l’introduzione di “reati” ritenuti contrari all’Islam, come fumare le sigarette o avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio.