Sul presunto coinvolgimento dei servizi segreti nelle fasi del sequestro di Aldo Moro, il procuratore generale di Roma Luigi Ciampoli, interpellato dall’Ansa, ha detto che oggi stesso richiederà gli atti di indagine alla Procura di Roma “per le opportune valutazioni”. “È stato impropriamente fatto riferimento alla mia funzione – ha detto Ciampoli – per riportare opinioni personali di altri. Nel mio ruolo di Procuratore Generale di Roma, informo che oggi stesso chiederò gli atti relativi alla vicenda di cui si parla per l’esercizio di tutti i poteri attribuitimi dall’ordinamento”. Intanto la Procura della Capitale ha fatto sapere che ascolterà l’ex ispettore della Digos. Il poliziotto in pensione, Enrico Rossi, sarà dunque convocato presto a piazzale Clodio per essere sentito nell’ambito degli accertamenti ancora in corso sui fatti del 16 marzo 1978. Dopo le rivelazioni di Rossi, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Luca Palamara, titolari dell’ultima inchiesta sul caso Moro aperta lo scorso anno sulla base di un esposto dell’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato, riesaminerà il fascicolo arrivato da Torino e il primo atto sarà proprio l’audizione dell’ex ispettore.

”Questa storia degli 007 sull’Honda in via Fani mi pare una gran bufala. Di quelli che erano sul luogo del delitto, i due motociclisti furono di gran lunga i più pasticcioni di tutti, sparacchiarono nel mucchio e per poco non uccisero un cittadino che passava di lì in motorino, l’ingegnere Marini. Raimondo Etro, il militante della colonna romana delle Br, li definì ‘i due cretini dell’Honda’. Invece i terroristi furono precisi come cowboy nel Far West uccidendo la scorta e non Moro” dice Giovanni Pellegrino, ex senatore dei Ds e presiedette della vecchia Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi e sul terrorismo, in un’intervista a La Repubblica. “L’ipotesi più credibile è che i centauri fossero esponenti del mondo dell’Autonomia in cerca di gloria”, dice Pellegrino. Quanto alle dichiarazioni dell’ex ispettore Rossi, “al momento siamo di fronte a un anonimo al quadrato. Uno che dice di avere appreso queste notizie da una lettera apocrifa, che peraltro non risulta protocollata”.

“Non se ne può più delle periodiche fandonie sulla tragedia di Moro e della sua scorta. Questa nuova ondata di fesserie va stroncata con immediatezza anche da parte della magistratura” afferma il senatore di Fi Maurizio Gasparri che si associa alla richiesta di una inchiesta parlamentare.

Alla richiesta del Pd di una commissione di inchiesta si aggiunge un’altra voce: “È estremamente importante che venga costituita una Commissione d’inchiesta e che venga messa al più presto nelle condizioni di lavorare” dice il presidente dei Popolari per l’Italia Mario Mauro, ex ministro della Difesa, sulla sua pagina Facebook. “Non bisogna dimenticare – si legge sul profilo di Mauro – che il caso Moro segna una frattura drammatica della nostra storia repubblicana, una vera e propria cesura tra due Italie: quella del dopoguerra e del trentennio di crescita economica, sociale e politica e l’Italia fragile e in affanno che continuiamo a sperimentare oggi”.