Diciassette tavole illustrate per raccontare lo sfruttamento, le violenze e gli abusi di cui sono vittime i bambini e le bambine in ogni parte del mondo.

Si chiama Unchildren, che significa “negazione dell’infanzia”, la mostra itinerante che l’illustratrice Stefania Spanò sta portando in giro dal 2009 in tutta Italia, soprattutto nelle scuole, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’infanzia negata e per chiedere interventi mirati a restituire a tutti i bambini e a tutte le bambine il diritto a essere felici.

Diciassette immagini, accompagnate dai testi di Francesca De Lena, figlia di Stefania Spanò, per denunciare le violazioni dei diritti dei minori, commessi in altrettanti paesi, come l’Afghanistan e la Somalia, ma anche la vicina Italia e gli Stati Uniti. “Perché – afferma l’illustratrice – i 17 paesi scelti non traggano in inganno: questa atrocità avvengono ovunque”. 

Unchildren è il racconto di come la fame, le malattie, le mutilazione genitali, i matrimoni precoci, lo sfruttamento sessuale, lavoro minorile, le guerre e le discriminazioni, rappresentino una violazione dell’infanzia inaccettabile, seppur quotidiana.

Le immagini, stilizzate e dai colori forti, accompagnate da brevi ed essenziali cronache verosimili. C’è Aysha, 12 anni, dall’Arabia Saudita, la sposa bambina di Mohammed, 55 anni, che secondo il contratto ha diritto a possederla fin dalla pubertà; Carlo, 10 anni, da Foggia. E’ disabile e l’anno scorso la scuola l’ha rimandato a casa perché priva di fondi per gli insegnanti di sostegnoDubaku e Wekesa, 4 e 5 anni, dall’Etiopia. Il prezzo del grano è aumentato, Dubaku ha l’Aids e la denutrizione compromette l’efficacia dei farmaci antivirali.

Unchildren è tutto questo e molto di più: dalle bambine prostituite della Cambogia, alla piccola Shelila di 7 anni, miss Georgia con un’agenda personale di 233 appuntamenti l’anno e un curriculm da 10mila dollari al mese. Da Fabio, zero anni, nato in un carcere femminile italiano perché la madre non ha mai ottenuto il trasferimento in ospedale per partorire, a Shakina, 10 anni dal Camerun, col seno stirato da una pietra rovente per farla somigliare a un maschio ed evitare così possibili violenze sessuali.

“Gli obiettivi di sviluppo del Millennio – afferma Stefania Spanò – sottoscritti da tutti i membri dell’Onu nel 2000 per sconfiggere la fame, la povertà, le malattie e migliorare la qualità della vita dei bambini entro il 2015, non stanno raggiungendo i risultati auspicati. C’è bisogno di sicurezze sociali, politiche ed economiche, che possano stroncare, alla radice, le omissioni dei paesi verso i diritti dei più piccoli. Gravi forme di abuso e sfruttamento gravano sul diritto inalienabile di ogni bambino e bambina a vivere un’infanzia piena e felice”.

“La mostra – conclude Stefania Spanò – è a disposizione delle scuole e potrà rimanere in allestimento per una settimana. L’obiettivo è quello di aiutare i bambini e i ragazzi a conoscere e a comprendere le difficoltà, le sofferenze e le vite diverse di altri bambini e ragazzi”.

I temi della mostra:

Afghanistan – le mine antiuomo 

Arabia Saudita – le spose bambine 

Bangladesh – le vittime dell’acido 

Brasile – meninos de rua 

Cambogia – lo sfruttamento sessuale 

Camerun – la stiratura del seno 

Cisgiordania – un muro tra due popoli 

Colombia – la tortura 

Etiopia – la fame 

Gaza – la guerra 

Iran – la condizione femminile 

Italia – partorire in carcere 

Mar Mediterraneo – i migranti 

Pakistan – il lavoro minorile 

Repubblica democratica del Congo – i bambini soldato 

Somalia – l’infibulazione 

Stati Uniti – le piccole miss 

 Chiunque fosse interessato a portare la mostra in una scuola può scrivere all’associazione ‘Diritti d’autore