E’ sbalorditiva l’enorme quantità di enti che sono accomunati sotto questo cappello, creando in neofiti e non neofiti una grande confusione. In questo ha ragione Giovanni Moro, nel suo libro solo provocatoriamente intitolato Contro il non profit.

Questo garbuglio legale e fiscale costituisce uno dei principali limiti del non profit, e una delle maggiori difficoltà per chi raccoglie fondi per un’associazione, e si sente obiettare “ho sentito dire che nel non profit si spende tutto in cene” (magari confondendo le cene/spreco con quelle organizzate a fini di fundraising); oppure, “ma tanto il denaro serve solo a mantenere la struttura”. Anche in questo caso, sovente senza rendersi conto che una struttura (equilibrata, certo, sia dal punto di vista quantitativo, sia dal punto di vista delle competenze) è necessaria per garantire la continuità del lavoro di un ente, profit o non profit che sia.

La confusione, insomma, crea diffidenza. L’avevamo constatato in una vergognosa trasmissione di Uno Mattina sulle Onlus di un paio d’anni fa, dove di fronte a un pubblico molto poco ferrato in materia veniva fatta di tutta l’erba un fascio. Lo rileva come me, credo, chi lavora come fundraiser o come dirigente in associazioni non profit. La crisi economica ha acuito la diffidenza, in parte perché ci sono meno soldi, in parte perché in quest’Italia truffaldina si sospetta ovunque la truffa (e qualcuna esiste davvero).

Che fare allora? Da parte del non profit impegnarsi a garantire trasparenza, da parte dei donatori chiedere chiarezza nella destinazione dei fondi: da parte del nuovo governo, magari, ci aspetteremmo, oltre che la garanzia sul 5×1000, anche la semplificazione legislativa.

Da voi vorrei sapere: istintivamente siete portati a avere fiducia o sfiducia nel non profit? Perché? Potete raccontare qualche esperienza, positiva o negativa?