Nel tristemente noto sit-in del Coisp del marzo 2013 è andata in scena un’azione di crudeltà umana. Oggi lo si può dire. Tranquillamente. Lo si può dire perché  sono le parole di un pubblico ministero, fatte proprie da un giudice. Lo si può tranquillamente dire senza finire nel lungo novero di quasi cento querele intentate a partire da quel giorno dal sindacato indipendente di polizia che credeva che la foto di Federico Aldrovandi sul letto dell’obitorio fosse falsa.
 
In quell’elenco di indagati per diffamazione finirono tanti colleghi (come Checchino Antonini di Popoff, Liana Milella di “Repubblica”, Giorgio Salvetti del “Manifesto”, Cinzia Sciuto di “Micromega”), tanti politici (anche il buon Brunetta) e tanti cittadini normali.
Come il ferrarese Leonardo Fiorentini, che all’indomani di quella manifestazione espresse sul proprio blog il suo sdegno: “oggi abbiamo avuto la prova che la crudeltà umana può non avere limiti”. Fiorentini identificava “il punto più becero della vicenda” nel “veder sacrificato quel minimo di umanità che dovrebbe albergare in ognuno di noi (anche nei dirigenti di un sindacato di polizia) di fronte alla ricerca di notorietà e fama”. Quella frase finì tra i capi di imputazione per diffamazione aggravata. La relativa querela del Coisp si scontrò con la richiesta di archiviazione della pm Ombretta Volta della procura di Ferrara prima e poi, definitivamente, con l’archiviazione del gip Silvia Marini.
 
Questo perché, parole del pm, “affermare che l’azione del sindacato Coisp sia stata l’espressione di crudeltà umana e di mancanza di umanità poggia su un dato di fatto incontrovertibile, ossia che la manifestazione è avvenuta, se non proprio sotto la finestra dell’ufficio dove lavora la madre di Federico Aldrovandi, quantomeno davanti all’edificio in cui tale ufficio si trova”. Da parte sua il gip, “ritenuto che la notizia di reato sia infondata per le argomentazioni già esposte dal pm” mette una pietra tombale sulla denuncia: Fiorentini ha esercitato il suo diritto di critica.

Un ‘precedente’ che potrà tornare utili anche all’altro centinaio di persone querelato dal Coisp.
 

Per quanto riguarda il sottoscritto, posso dire di aver avuto l”onore’ di inaugurare questa lunga black list. Anche se la mia denuncia, anziché alla procura, venne inviata direttamente all’ordine dei giornalisti. Erano tempi ancora non sospetti. Il camper di solidarietà del Coisp girava per Ferrara distribuendo un volantino in cui si indicava come unica colpa dei quattro colleghi pregiudicati per l’omicidio colposo del diciottenne averlo incontrato quella notte di settembre 2005. Non scherzo.

“Nessuno dei quattro poliziotti scriveva allora il Coisp e non ho motivo di credere che oggi abbia cambiato idea – ha mai neppure minimamente pensato di infierire su una persona inerme”.  Lasciamo stare le 54 lesioni sul corpo de ragazzo, ognuna passibile, secondo il giudice di primo grado, di un procedimento a se stante. A ogni modo il foglietto proseguiva informando i cittadini che “questi quattro nostri colleghi sono stati condannati e da oltre 7 anni scontano la pena di essere dei poliziotti che una notte hanno incontrato un giovane “drogofilo” (per usare le parole emerse in giudizio), lasciato solo dai suoi amici dopo una serata “brava”, in preda ad una grave crisi di 

rabbia isterica e per cui si rendeva necessario il contenimento fisico”. Peccato che quel ‘drogofilo’ fosse invece per il tribunale uno “studente, incensurato, integrato, di condotta regolare, inserito in una famiglia di persone perbene”. Peccato che, come sottolineato dal pm in sede di requisitoria, se Federico Aldrovandi quella notte non avesse incontrato i quattro agenti oggi sarebbe ancora vivo.
Segnalai questo, unico in tutta Ferrara forse ad avere letto quel volantino, in un editoriale per il giornale che dirigo. Evitai di parlare di mancanza di umanità. 
Lo faccio adesso.