Una Tasi che si avvicina sempre di più alle logiche dell’Imu. Il ritardo nei pagamenti dei crediti da parte della Pubblica amministrazione che viene descritto come debito occulto. Le norme del Salva Roma che, per il piano di rientro triennale della Capitale, di fatto non prevede nessun intervento da parte di organi di controllo. Sono alcuni dei punti tracciati dalla Corte dei Conti nel corso di un’audizione al Senato nel quale ha analizzato ed evidenziato criticità del decreto Salva Roma, che non inietta solo 570 milioni di euro nelle casse della Capitale ma ridisegna anche alcuni punti della finanza locale.

L’analisi prende le mosse dalla riforma della Tasi, doveva essere una service tax ma si configura “prevalentemente come una patrimoniale perché il contribuente è di fatto quasi solo il proprietario” e che, con la previsione di un sistema di detrazioni, “va in direzione di un ulteriore avvicinamento all’Imu”. Per la Corte inoltre l’ampio margine di scelta attribuita alle amministrazioni locali potrebbe produrre forti differenze territoriali delle imposizioni senza apprezzabili scostamenti nei servizi offerti, in grado di creare fenomeni di de-localizaione, sia delle imprese che delle persone.

I magistrati contabili si sono poi concentrati sulle modifiche normative per i piani di rientro degli enti in difficoltà finanziari. Si tratta di un fenomeno comune, dall’89 gli enti andati in dissesto in Italia sono 495, ma che negli ultimi anni sta accelerando a causa del taglio dei trasferimenti dallo Stato. Se nel 2011 i nuovi dissesti erano infatti dieci, nel 2012 sono stati 20 e nel 2013 21. Negli ultimi anni le amministrazioni hanno in generale applicato forti riduzioni della spesa ma si registrano anche diverse pratiche negative attuate per mantenere i conti formalmente in regola: sono i debiti fuori bilancio, quasi triplicati negli ultimi due anni fino alla cifra di 750 milioni di euro, quelli occulti, realizzati gonfiando le previsioni di entrata e che emergono solo a consuntivo, o con gli ormai famigerati ritardi nei pagamenti ai fornitori.

Tutti questi elementi si combinano con l’abuso dell’esercizio provvisorio, in cui si fa riferimento alla spesa degli anni precedenti, quando le risorse erano maggiori, creando ulteriori disavanzi. Per questi enti il testo introduce una serie di norme che dilatano i tempi di presentazione dei piani e rendono meno efficaci i controlli della Corte dei Conti. I magistrati contabili hanno anche analizzato la parte dedicata alla Capitale e hanno rilevato come il percorso di approvazione del piano di rientro triennale, che dovrà essere stilato dall’amministrazione, sia complesso ma non preveda alcun intervento di organi di controllo esterni e interni.