Insegnare ai più giovani la scienza attraverso i videogame. È questa la mission di Spillover, startup fondata da Selene Biffi – già consulente dell’Onu, Young Global Leader al World Economic Forum, e ideatrice di Plain Ink, un’organizzazione no-profit che ha portato i fumetti educativi a Kaboul – che vuole sfruttare giochi, nella forma di applicazioni per iPad, come tecnica di apprendimento per i più piccoli. La neonata startup, supportata finanziariamente dalla società di investimenti AngelLab, per i prossimi tre anni ha intenzione di pubblicare 12 app ispirate a una scoperta scientifica reale e legate da un unico filo conduttore: “The Agency”, un’agenzia segreta che raduna i migliori cervelli del pianeta per cercare di risolvere i problemi del mondo con la scienza. La prima applicazione nata dal progetto, la cui supervisione scientifica è affidata a un esperto, si chiama “The Agency – Operazione: Vanishing Lady” e sarà disponibile da aprile su Apple store. In questo primo videogame il giocatore entra a far parte dell’agenzia segreta, e deve fermare l’azione degli “agenti dell’ombra” che con inquinamento e gas nocivi vogliono far sparire la statua della libertà. Colpi di scena, enigmi, scienziati, e laboratori segreti andranno a costituire un percorso avvincente e impervio, nel quale i bambini, guidati da un tutor, dovranno trovare il batterio capace di fermare l’erosione del monumento.

“La cultura di base in Italia”, spiega Biffi, fondatrice e CEO della startup, “è, per motivi storici e sociali, di stampo umanistico, e fino a non molto tempo fa le cosiddette materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) ricoprivano un ruolo più marginale. Dovendo però l’Italia – al pari di altri Paesi – rimanere competitiva a livello internazionale e acquisire una sempre maggiore capacità di generare innovazione e sostenibilità, le materie STEM diventano fondamentali”.

Parole che trovano riscontro anche nell’ultima valutazione, presentata dall’Anvur (Agenzia di valutazione universitaria) qualche giorno fa: agli studenti italiani non piace la scienza ma preferiscono gli studi umanistici. Un conseguenza, questa, che secondo Fiorella Kostoris, coordinatrice dell’iniziativa, deriva direttamente dalla riforma “Croce-Gentile” entrata in vigore durante l’epoca fascista. La Commissione europea, però, in un rapporto pubblicato non molto tempo fa ha evidenziato come il problema non sia soltanto italiano: la scienza infatti viene considerata “astrusa e poco interessante” per il 59,5 % della popolazione dell’UE, e “assolutamente noiosa” per il 49,6 % dei giovani dai 15 ai 25 anni. Un paradosso, se consideriamo che ogni giorno vengono pubblicati circa 6.000 articoli scientifici. Cercare di infondere nei giovani la passione per la scienza deve essere una priorità soprattutto per due motivi: il primo è legato al fatto che entro sei anni saranno circa 2,8 le offerte di lavoro nel settore; in secondo luogo, invece, è necessario affermare che scoperte e innovazioni scientifiche potrebbero migliorare la vita dell’uomo.

Selene Biffi spera che la sua iniziativa sia soltanto una piccola parte di un progetto più ampio di cui anche il ministero dell’Istruzione deve farsi interprete: “La scuola italiana di tutti i gradi dovrebbe costruire e offrire opportunità aggiuntive, al di fuori dell’orario scolastico tradizionale, per proporre agli studenti occasioni per imparare, rivedere e aggiornare le nozioni scientifiche di base, tramite laboratori extra, percorsi ad hoc, concorsi e progetti di vario tipo”. E In tal senso, Spillover, oltre alla pubblicazione dei videogiochi, organizzerà una serie di laboratori ed eventi paralleli ai percorsi scolastici per interagire direttamente con gli studenti.

Twitter: @danielerubatti