Può un ragazzino di ventuno anni che gira per il paddock con un tutore nero sulla caviglia destra dopo essersi fratturato un perone essere l’uomo da battere del Motomondiale? Evidentemente sì, specie se si tratta di Marc Marquez, uno dei quattro piloti nella storia ad avere vinto in tutte e tre le classi, nonché il più giovane in assoluto ad aver vinto nella MotoGp, lo scorso anno da debuttante. In realtà il ragazzo è da due mesi che non sale su una moto, ha fatto solo il primo dei test invernali e ha poi saltato gli altri. E per sapere quando riuscirà a rendere in pista a Loisal, Qatar, prima delle 18 prove del Motomondiale 2014 che inizia domenica sera, sarà costretto a scoprirlo solo in gara. Se non sarà Marquez, cui in realtà la famigerata pressione del ripetersi non sembra pesare più di tanto, il titolo parlerà comunque spagnolo: potrebbe essere la prima volta di Daniel Pedrosa, suo compagno di squadra sulla Honda RC213V; o la terza volta di Jorge Lorenzo, sulla Yamaha YZR-M1, che anche l’anno scorso ha disputato una stagione fantastica, ha vinto più gare di Marquez, ma è stato limitato dagli infortuni. Altrimenti, ovvio, c’è lui: Valentino.

A 35 anni Valentino Rossi, dopo la buona stagione dello scorso anno con cui si è definitivamente scrollato di dosso il triennio alla Ducati, sembra avere ritrovato entusiasmo: ha cambiato parte della squadra, separandosi dopo 13 anni dallo storico capotecnico Jeremy Burgess, ha partecipato attivamente allo sviluppo della moto, i test invernali sono andati benone, e sembra esserci simbiosi perfetta tra lui e la moto. Chiedergli di interrompere il dominio spagnolo e di volare verso il suo decimo titolo forse è troppo; entusiasmarsi se sarà in grado di farlo, è possibile. Infine l’incognita Ducati, rivoluzionata la struttura tecnica la rossa di Borgo Panigale ha mantenuto per il secondo anno l’imolese Andrea Dovizioso e ha preso l’inglese Carl Crutchlow al posto di Hayden. L’incognita favorevole nel caso della Ducati è il regolamento. Se Honda e Yamaha giocano in categoria Factory – centralina unica con software personalizzato, 5 motori, 20 litri benzina e gomme dure – la Ducati potrà gareggiare in categoria Open.

La Open, che è la rivoluzione ingegneristica voluta dalla Dorna, la compagnia che gestisce e produce il Motomondiale, è la categoria in cui gareggiano le altre scuderie minori e permette 24 litri di benzina, 12 motori liberi, quindi modificabili, e gomme più morbide. La centralina sarà la medesima ma anche il software che la gestisce sarà unico e fornito dalla Dorna. La Ducati però pur essendo in Open come Honda e Yamaha potrà usare il suo software personalizzato, fino a che non vincerà una gara, o non otterrà due secondi o tre terzi posti, e dovrà piano piano conformarsi con le Factory. L’ultima rivoluzione è quella televisiva. Dopo 13 anni a Mediaset il Motomondiale sarà trasmesso da Sky, che ha puntato tutto sui motori rinunciando per questo a parte del calcio. Dal 2015 infatti la Champions passerà a Mediaset. Al posto dello storico telecronista Guido Meda, la voce delle due ruote sarà affidata a Zoran Filicic. Commento tecnico a Loris Capirossi. Dieci gare saranno in esclusiva sul satellite, le altre otto, tra cui quella di apertura del Qatar, anche in chiaro sul canale Cielo. Appuntamento domenica alle 8 di sera (le dieci in Qatar) per l’unica corsa in notturna della stagione. 

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