“Un Totò e Peppino, dei peracottari, mi hanno fregato un hard disk nella mia casa-studio che conteneva foto intime con mia moglie e mi hanno chiesto 10 mila euro per non pubblicarle, ma io gli ho detto di andare a farsi fottere”. Così lo scrittore e drammaturgo Moni Ovadia racconta ai microfoni de ilfattoquotidiano.it una vicenda a lui accaduta nel 2010 e oggi finita nel Tribunale penale a Roma. “Sono andato all’udienza preliminare fissata il 19 marzo scorso, si sa la lunghezza dei nostri processi, per dire che non volevo costituirmi parte civile per quanto fosse una stronzata, una cosa buffa, tre deficienti, tre sfigati che provano a ricattarmi, ma con cosa? Con le foto della mia amatissima moglie? Una storia fastidiosa, ma buffa” specifica l’attore oggi candidato alle europee nella Lista Tsipras. “Continuavano a chiamarmi e alla fine su consiglio di un amico avvocato li ho denunciati, e il bravissimo ispettore di Polizia a cui mi sono rivolto li ha poi beccati” racconta ancora Ovadia. “Non sono miei collaboratori, è gente che non conosco, uno ha fatto una registrazione video un giorno nella mia casa-studio, ha rubato l’hard disk e l’ha poi passato ad altri” specifica il drammaturgo. “Se non fosse per la mia candidatura nessuno avrebbe raccontato questo episodio inutile, io l’ho detto ai cronisti che erano in tribunale – aggiunge lo scrittore – riempire le pagine per questo quando c’è ben altro da raccontare, un bambino ucciso da un clan per esempio, francamente è troppo”. “A suo tempo non fece notizia, che titolo potevano fare: Moni Ovadia è intimo con sua moglie?” chiosa in una sonora risata  di Irene Buscemi