A Chiavari, città di neppure 30mila abitanti incastonata nel golfo del Tigullio, sulla riviera ligure di Levante, i festeggiamenti sono pronti. La vittoria sulla Reggiana di venerdì scorso (1-­0, gol dell’argentino Ricchiuti, un passato in Serie A col Catania) ha proiettato la Virtus Entella verso la storica promozione in Serie B. Mai accaduto in cento anni di storia. I tifosi, scaramantici, toccano ferro ­nell’anno in cui si celebra il Centenario dalla fondazione del club. Da queste parti, al massimo ci si era affacciati alla Serie C, ma negli ultimi anni, dopo il fallimento del 2001, la discesa era stata a precipizio, fino ai dilettanti. Nel campionato di Eccellenza l’aveva ripescata nel 2007 l’attuale proprietario, Antonio Gozzi, detto Tonino, chiavarese doc, presidente di Duferco Holding Italia (acciaio ed energia) e di Federacciai.

Docente alla facoltà di Economia a Genova, ex vicesindaco di Chiavari, un passato di dirigente ligure nel partito socialista, craxiano di stretta osservanza, Gozzi aveva avuto la carriera politica stroncata dalla buriana di Mani Pulite. Nessun coinvolgimento nell’inchiesta milanese. La rovina giudiziaria del Psi e di Craxi giunse proprio quando Gozzi era in predicato di diventare ministro. Alla soglia dei sessant’anni, Gozzi è ormai catturato dal sogno. Il pallone lo ha stregato. L’Entella (dal nome del fiume che divide Chiavari da Lavagna, la “Fiumana Bella” cantata da Dante Alighieri) lo assorbe totalmente. “La provincia dimostra che si può fare calcio pulito e di rilievo etico e sociale”, dice. Di fronte alla grande avventura tra i professionisti, non teme di finire gambe all’aria. “Potremo reggere i costi della categoria. In Lega Pro incassiamo 700mila euro dagli sponsor, tutti chiavaresi o del circondario, sono 141, un numero enorme. I 700mila euro dei diritti televisivi aumenteranno e di parecchio. Incasseremo plusvalenze dalle cessione dei giocatori, le comproprietà col Verona di Zampano e De Col ci hanno già fruttato 400mila euro. Il nostro vivaio è a livello di quelli dei grandi club. Abbiamo 3500 ragazzi e un centro sportivo attrezzatissimo. E lo stadio comunale è un gioiellino. Lo abbiamo ristrutturato, spendendo due milioni di euro, finanziati per due terzi da un mutuo. Il Comune di Chiavari ci ha investito quasi mezzo milione di euro. La capienza è di 4.166 posti, per il primo anno ci giocheremo in deroga. Poi dovremo portarla a 7000 posti, ampliando le gradinate. In Serie B (mi tocco…), saremo una specie di Cittadella“.

Gozzi è stato tirato in ballo come possibile acquirente del Genoa – la trattativa è smentita da Preziosi – ma ha chiarito: “Tutti noi in famiglia siamo tifosi dell’Entella e della Sampdoria“. In tal senso, il nome nuovo sarebbe quello di Gianluca Masnata, tifoso del Genoa, industriale del metallo, titolare della Green Metals Solutions, azienda che opera a Lugano nel trading dei metalli. Masnata peraltro ha smentito ogni interesse per il Genoa: “Non è vero niente. E non mi capacito di come sia uscito il mio nome”, ha dichiarato al Secolo XIX.

Nel vittorioso anticipo tv contro la Reggiana, di fronte a spalti gremiti con tanto di record di incasso, l’Entella ha indossato la maglia storica con i laccetti al collo, e – novità assoluta ­ – i nomi dei 1082 calciatori (tra loro Taccola, Spalletti, Comini, gli ex blucerchiari Delfino e Cristin e l’ex genoano Genta), dei presidenti e degli allenatori (negli anni ’80, in C, Giampiero Ventura, attuale tecnico del Torino) che hanno fatto la storia del club nel corso di un secolo. Il gadget va a ruba nello store della società. Il match era stato preceduto da un convegno al quale sono intervenuti il presidente di Confindustria (e patron del Sassuolo), Squinzi, il dg della Federcalcio, Valentini e il presidente della Lega Pro, Macalli.

Restano cinque partite da disputare, i punti di vantaggio sulla Pro Vercelli sono nove, undici sul Vicenza e dodici sulla Cremonese. Un margine rassicurante. La prima classificata sale direttamente in B. Il tecnico, il biellese Luca Prina, è un esperto di giovani. L’Entella ha vinto lo scudetto con la Juniores in Serie D e con la Beretti in Lega Pro. Gli unici due chiavaresi in squadra sono Silvano Raggio Garibaldi (un passato nella Primavera del Genoa) e Michele Russo. Ma sono gli anziani a reggere il maggiore carico di responsabilità. Il difensore brasiliano Vinicio Cesar ha giocato in A col Chievo; il capitano, Gennaro Volpe (“Un mediano alla Oriali”, lo descrive Gozzi), vanta una lunga militanza fra i cadetti nel Cittadella; il centrocampista Troiano è un ex del Sassuolo.

La cigliegina sulla torta è Adrian Ricchiuti, un argentino dal piede vellutato, purtroppo assente a lungo per un brutto infortunio. A proposito di Argentina: al teatro Cantero è andata in scena la Notte portenha. Una esibizione di tango e di milonga, in omaggio ai legami storici che uniscono Chiavari all’Argentina e alla capitale, Buenos Aires. Tra la metà dell”Ottocento e l’inizio del Novecento decine di migliaia di emigranti in cerca di una vita migliore lascairono Chiavari, i paesi rivieraschi e dell’entroterra diretti verso la nuova patria. La ricchezza della città è frutto soprattutto del loro lavoro. La maglia dell’Entella è biancoceleste. O meglio, ‘albiceleste‘, come la bandiera nazionale argentina e la maglia delle Seleccion indossata da Messi. La storia non si dimentica. Calcio ma non solo. Il club sostiene con donazioni l’ospedale pediatrico genovese Giannina Gaslini, la Fondazione Chiara Rama, che finanzia attività a favore di bambini colpiti da tumori e il Centro Acquarone per i disabili. Calcio etico, si può. Anzi, si deve. “I ragazzi delle giovanili dell’Entella alloggiano in un’ala dell’edificio che ospita il Centro Benedetto Acquarone, che si occupa di persone disabili e affette da malattie invalidanti. I giovani devono guardare in faccia la vita in tutti i suoi aspetti”.