Una copia de Il Fatto di sabato 15 marzo andrebbe conservata per sempre.
Se non avete spazio sufficiente, potete tenere pagina 2 e pagina 7.
Se volete una versione ancor meno ingombrante, potete ritagliare il piccolo box in fondo a sinistra in prima pagina. 

Con una sintesi straordinaria, ci ricorda “quale sia il vero spread”.
In alto una foto di Berlusconi con questa didascalia: Evasore italiano, candidato all’Ue.
Sotto una foto di Hoeness (Mr Bayern), accompagnata dal titolo: Evasore tedesco, lacrime e galera.

All’interno, Caterina Soffici ci ricorda la storia dell’ex calciatore e (fino al giorno prima) presidente del Bayern Monaco, condannato a tre anni e mezzo di carcere per evasione fiscale. Il quale, in lacrime, si dimette dal suo incarico, rinuncia all’appello e si prepara – coperto di vergogna – a scontare la sua pena.

La faccia di Uli Hoeness è schiaffata in prima pagina su Der Spiegel con la scritta Game Over.

Paragonata alle vicende nostrane, sembra un fantasy.
Eppure in Europa – in Germania, almeno – è così che finiscono certe storie.

In molti alti Paesi, chi evade le tasse viene trattato per quello che in effetti è: un farabutto. Un ladro. Qualcuno che sottrae risorse alla collettività. Un parassita che campa sulle spalle delle persone oneste. Qualcuno che non merita rispetto. E, soprattutto, non merita comprensione.

E’ davvero tutto qui, lo spread.
La nostra tolleranza (e, in molti casi, ammirazione per quelli che non si considerano reati ma “furbate”) traccia un solco incolmabile tra i due popoli.

Di Hoeness si parla nei bar, sui mezzi pubblici, in continuazione sui mass media.
Con commenti unanimemente negativi.

Da noi anche solo l’intenzione di un condannato per evasione fiscale a candidarsi in quella stessa Europa che ci guarda sempre più turbata, passa come l’ennesima, eccentrica trovata di un miliardario anziano e bizzarro.
Anche gli europeisti più convinti, quando sentono la Cancelliera Merkel trattarci come scolaretti stupidi e indisciplinati, hanno un moto di vero fastidio.
Perché non c’è nulla di più insopportabile di chi rivendica una “primazia morale” nei confronti degli altri, soprattutto non avendone i titoli.

Forse, in questo caso, il fastidio è così diffuso perché questa “primazia morale” ha tutti i titoli per esistere.