A oltre un anno e mezzo dalla puntata di Piazza Pulita, che decretò la rottura definitiva tra Giovanni Favia e il Movimento 5 stelle, il caso del fuorionda finisce in tribunale. Il giudice per le indagini preliminari di Bologna, Andrea Scarpa, ha infatti rigettato la richiesta di archiviazione per Maurizio Ottomano, e disposto l’imputazione coatta. Ottomano, giornalista freelance (così si definiva) legato al meetup di Vicenza, era stato l’ autore di un post pubblicato sul sito di Beppe Grillo, pochi giorni dopo la trasmissione di Michele Formigli. In quell’articolo, Ottomano sosteneva che il servizio di La7, in cui il consigliere regionale dell’Emilia Romagna lamentava la scarsa democrazia interna al Movimento 5 stelle, fosse una macchinazione messa in piedi da Favia, in accordo con il cronista.

“La fine del mandato per Favia, che è già alla seconda legislatura e quindi non più candidabile nel Movimento potrebbe essere il movente di questa intervista concordata e il do ut des per il passaggio ad altra formazione politica, probabilmente il Pd” era stata la conclusione di Ottomano. Una tesi che spinse Favia a querelare il giornalista vicentino per diffamazione. E insieme a lui anche Gaetano Pecoraro, l’inviato autore della registrazione nascosta, per violazione della privacy. Anche se quest’ultima mossa fu definita dallo stesso Favia, “una scelta obbligata, altrimenti la sola querela a Ottomano non sarebbe stata sostenibile”.

Ora la decisione del gip di Bologna, che ha accolto la richiesta fatta dall’avvocato Francesco Antonio Maisano, difensore di Favia, e ha ordinato alla stessa Procura di Bologna di formulare l’imputazione per diffamazione aggravata nei confronti di Ottomano. Il giudice ha sancito che la tesi sostenuta nell’articolo, ovvero che le confidenze rapite fossero concordate tra Favia e il giornalista della trasmissione Piazzapulita, è “oggettivamente falsa e pertanto integra l’ipotesi di diffamazione”. Il prossimo passo sarà il processo, nel quale Giovanni Favia si costituirà parte civile.

“Si tratta di una grande risultato” – ha commentato Favia. “Mi auguro che durante il processo la magistratura possa appurare i meccanismi d’accesso al blog di Beppe Grillo, perché se Ottomano è l’esecutore materiale della diffamazione, è nella gestione e nella proprietà del blog che bisogna cercare la regia e la pianificazione di quella che fu a tutti gli effetti un’operazione di killeraggio politico e di delegittimazione di una persona che stava rappresentando nei fatti un dissenso interno. Ora che politicamente si è palesata la veridicità dei contenuti che espressi al giornalista di Piazzapulita, quali la gestione padronale del bi-leader e la presa in giro della democrazia diretta – conclude Favia – pretendo che si faccia lu ce anche sul come si svolsero quei fatti. Fui diffamato davanti a centinaia di migliaia di persone con un’accusa totalmente infondata. Adesso chiedo giustizia”.

Nella registrazione mandata in onda durante la trasmissione Piazzapulita, Favia, all’epoca ancora consigliere con i 5 stelle, si confidava con il cronista, usando toni durissimi nei confronti dei due fondatori del Movimento. In particolare contro Gianroberto Casaleggio, che veniva descritto come un padre padrone “spietato” e “vendicativo”. Il servizio scatenò una vera e propria bufera nel Movimento, portando a galla antiche faide e spaccature interne tra le diverse correnti. Il tutto si concluse con l’espulsione di Favia, arrivata via blog a dicembre del 2012.