Tra i tanti aspetti positivi di poter esser ospitato, con il blog, all’interno del mondo “on line” di un quotidiano è che puoi permetterti di non rispettare le forme e le regole canoniche dei professionisti di questo affascinante universo.

Ho pensato molto a cosa avrei voluto scrivere per ricordare Alpi e Hrovatin. Innanzitutto, forse, omettendo lo stereotipato meccanismo lessicale che sembra imporre, a chiunque li ricorda, l’obbligo della frase “Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin”.

Ho letto, pochi giorni fa, un’intervista toccante alla mamma di Ilaria Alpi pubblicata sul quotidiano La Stampa e un riflesso istintivo mi ha fatto pensare all’importanza di continuare, fortissimamente, a parlare di cosa è accaduto nel 1994.

Alpi e Hovratin devono essere ricordati e celebrati: è giusto!

Ingiusto è non avere ancora chiarezza, ingiusti sono i mille depistaggi, ingiusti sono i mille mediocri passacarte che sanno e non dicono.

Giusto è pretendere vere risposte. Ciascuno di noi sa. Ogni persona conosce la verità. Nessuno ci prenda in giro! Nessuno pensi di poter sedare la nostra coscienza con la parole dell’avvocato Taormina che disse che Alpi era in vacanza a Mogadiscio, cercando di far passare la tesi della semplice coincidenza con il suo omicidio.

Ilaria Alpi aveva trovato prove e indizi che collegavano il trasporto dei rifiuti pericolosi dall’Italia fino alla Somalia in cambio di armi. Questa è la verità! Per questo è stata uccisa insieme a Hrovatin.

Continuiamo a ricordare, a protestare, a fregarcene degli avvocati: inquinano, con parole ignobili, oltre che  per “nomen”, l’immagine degli ambienti meravigliosi che la natura ha regalato all’Italia.

Questo è il mio piccolossimo tributo alla giornalista Alpi Ilaria e a Hrovatin Mirian e un pensiero va alla mamma di Ilaria anche se non l’ho mai conosciuta: inutile dirlo, ma sono con Lei.