Alla fine è tornato nella città che per giorni gli ha dato la caccia. Robert Cezarin Tivadar, il giovane rumeno che nella notte tra l’11 e il 12 gennaio aggredì due ragazze in pieno centro a Bologna è stato sentito dai magistrati che indagano sul caso. Assistito dal suo legale Ettore Cavarretta, Tivadar, accusato di violenza sessuale e lesioni, ha ammesso le sue colpe: “Ero ubriaco. Chiedo scusa per i danni fisici e morali provocati alle ragazze”. Ma ammette due sole aggressioni, le prime due di via Marsala e via San Felice. Delle altre due avvenute in quelle stesse ore ai danni di altre ragazze molto giovani e per le quali è comunque indagato, dice di non sapere niente: “Sono avvenute di giorno, mentre io, quando ancora era buio, ero già tornato a casa”.

Tivadar era stato arrestato a Copenhagen il 30 gennaio 2014. Dopo settimane di procedure burocratiche era stato riportato in Italia. Prima a Roma, poi, il 17 marzo al carcere della Dozza di Bologna. E solo a Bologna ha voluto parlare coi magistrati: il procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Laura Sola, che fin dall’inizio hanno coordinato le ricerche dell’assalitore. Durante l’interrogatorio, iniziato intorno alle 15 e 20 e durato un’ora e mezzo, Tivadar inizialmente è stato vago ed evasivo: “Non ricordo”. Poi, incalzato dalle domande di Giovannini e Sola, è crollato: ha detto di essere stato ubriaco quella sera. Per questo, dopo avere provato inutilmente ad agganciare senza risultato una delle vittime in un locale della zona universitaria, ha abbandonato il bar. È in questo momento che ha incrociato l’altra ragazza, una cameriera, inseguita e aggredita in via Marsala, sempre in zona universitaria.

Poi, dopo che la prima vittima era riuscita a divincolarsi e a salire in casa, Tivadar ha raccontato di essere andato via come se nulla fosse. Ma poi ha incrociato l’altra ragazza, quella che aveva provato ad abbordare poco prima al bar. Inseguita anche lei fino a casa sua in via San Felice, Tivadar ha ricostruito l’aggressione in modo simile a come aveva fatto la vittima. Il ragazzo si è inoltre riconosciuto nelle immagini delle telecamere che lo avevano ripreso mentre quella notte inseguiva le ragazze. Poi ha ammesso che un suo amico su facebook riconobbe nell’identikit del maniaco seriale data ai giornali, la sua faccia. Ma lui, ha raccontato ai magistrati, sperò che il tormentone mediatico passasse perché non voleva far soffrire sua madre.

Dopo l’interrogatorio al giovane è stato permesso anche un incontro proprio con sua madre, da tempo residente a Bologna. La donna in lacrime ha riabbracciato suo figlio per una decina di minuti nello studio del pm Giovannini. Non si è svolto invece il confronto tra il ragazzo e le sue vittime. Un confronto che non si è reso necessario viste le ammissioni del ragazzo. “Abbiamo acquisito importanti riscontri all’ipotesi accusatoria”, ha detto Giovannini. Tivadar è tornato in carcere, ma non è escluso che il legale chieda i domiciliari.