L’affaire Fonsai si spacca in tre. E una parte finisce a Milano. Il giudice per l’udienza preliminare di Torino, Paola Boemio, ha deciso che il processo Fonsai bis nella parte concernente Paolo Ligresti – destinatario di 2,5 milioni di euro sequestrati lo scorso 25 febbraio dalla Finanza, si dovrà tenere a Milano. Il giudice ha accolto l’eccezione di competenza territoriale presentata dagli avvocati nella quale si sostiene appunto l’incompetenza del tribunale di Torino.

Il legale aveva presentato un documento secondo cui il comunicato Fonsai facente capo a Paolo Ligesti – cittadino svizzero da poche settimane precedenti all’ordinanza di custodia cautelare – che, secondo l’accusa, turbò il mercato, fu diffuso da Milano tramite il Nis, la piattaforma informatica della Borsa di Milano. La diffusione dello stesso comunicato dalla sede di Fonsai a Torino fu successiva, anche se di pochi minuti. Per questo la competenza territoriale spetta al capoluogo lombardo. Per lo stesso motivo si spostano a Milano anche le posizioni dei consulenti Fonsai Pier Giorgio Bedogni e Fulvio Gismondi, e della società Fonsai. Dunque sarà a Milano la parte più rilevante del processo.

L’inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dai pm torinesi Marco Gianoglio e Vittorio Nessi, riguarda le irregolarità di bilancio (e in particolare la sottovalutazione della voce riserva sinistri che hanno permesso alla famiglia Ligresti, secondo l’accusa, di guadagnare illecitamente dividendi per oltre duecento milioni. 

L’inchiesta della procura di Torino su Fonsai era stata aperta nell’estate 2012 sulla scia di quella milanese su Premafin, società del gruppo Ligresti. Avviata per l’ipotesi di falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza relativamente al quadriennio 2008-11, si era ampliata nel febbraio del 2013 con l’aggiunta dell’ipotesi di infedeltà patrimoniale dopo la presentazione di numerose querele da parte degli azionisti. Il 17 luglio erano poi scattati gli arresti. In carcere erano finite Jonella e Giulia Maria, figli di Salvatore Ligresti e per il capofamiglia erano stati disposti gli arresti domiciliari a Milano. Gioacchino Paolo Ligresti, invece, non era stato arrestato perché cittadino svizzero. In manette erano finiti anche Emanuele Erbetta, Fausto Marchionni, ex amministratori delegati di Fonsai, e Antonio Talarico, ex vicepresidente della società; per gli ultimi due pure sono stati disposti i domiciliari.

L’inchiesta era stata quindi divisa in due tronconi, in quello principale è imputato Salvatore Ligresti e tre ex manager della società assicurativa, Fausto Marchionni, Emanuele Erbetta e Antonio Talarico. Giulia Ligresti è fuori dal giudizio perché ha patteggiato; Jonella invece si è vista respingere la richiesta a 3 anni e 4 mesi perché la pena è stata ritenuta incongrua. 

Mentre di fatto è stato diviso il processo bis Fonsai: saranno processati a Milano Paolo Ligresti, Flavio Bedogni, ex responsabile del bilancio 2010, Fabio Gismondi, ex attuario e la società Fonsai. Resteranno invece a Torino gli imputati Giovanni Marino, Antonino D’Ambrosio e Marco Spadacini, ex sindaci, e Ambrogio Virgilio e Riccardo Ottaviani, ex revisori. Gli imputati che saranno processati a Milano devino rispondere di falso in bilancio e aggiotaggio informativo. Quelli che restano a Torino soltanto di falso in bilancio. 

È probabile che i legali degli imputati degli altri due processi Fonsai che si stanno celebrando a Torino (quello che vede come imputati appunto Salvatore Ligresti e gli ex manager Antonio Talarico, Emanuele Erbetta e Fausto Marchionni e il procedimento a carico di Jonella Ligresti) presentino nelle prossime udienze alle rispettive corti eccezioni di competenza territoriale, visto che sono sopraggiunti “elementi nuovi”, affinché i procedimenti vengano trasferiti a Milano“Nel frattempo – spiega Gianluigi Tizzoni, difensore di Salvatore Ligresti – chiederemo il rinvio dell’udienza prevista per il 10 aprile in attesa di conoscere le motivazioni della decisione, previste fra 30 giorni. Tuttavia, non vediamo motivi per cui un procedimento che si prevede tanto lungo e complesso debba essere smembrato in più parti. Per ora siamo contenti della decisione. Finalmente un giudice riconosce la fondatezza delle nostre tesi”.

A Milano intanto il pm Luigi Orsi ha chiesto il 3 marzo scorso il rinvio a giudizio di Salvatore Ligresti sia per l’inchiesta sulla corruzione dell’ex presidente Isvap (Ivass) Giancarlo Giannini, sia per l’aggiotaggio delle azioni Premafin. Proseguono le indagini sulle responsabilità delle banche e l’affaire del papello firmato dall’ad di Mediobanca Alberto Nagel