San Cipriano d’Aversa circa il 75 per cento delle carte d’identità emesse negli ultimi dieci anni dall’ufficio anagrafe sarebbero irregolari. A spiegarlo è uno dei tre commissari prefettizi che amministrano il centro in provincia di Caserta che ha dato i natali al boss dell’omonima fazione dei clan dei Casalesi Antonio Iovine, soprannominato “‘o ninno“. Le indagini che stanno facendo luce sul fenomeno hanno preso spunto dall’arresto di un dipendente comunale accusato di avere fornito un documento falso a un ex appartenente alla cosca di Casal di Principe.

L’attività investigativa dei carabinieri ha consentito di scoprire casi eclatanti, come quello dell’emissione, lo stesso giorno, di sette carte d’identità, tutte intestate alla stessa persona e mai annullate. Numerosi anche i casi in cui i documenti riportavano numeri di serie non corrispondenti ai nominativi registrati. Il sospetto degli inquirenti è quello che le carte d’identità possano essere state stampate e poi consegnate ai ricercati della zona per agevolarne la latitanza o per consentire, è una delle ipotesi investigative, ad una stessa persona di votare più volte.

Dal 28 agosto 2012 il Comune di San Cipriano d’Aversa è amministrato dal prefetto Marcello Fulvi (presidente), e dai vice prefetti Cosimo Facchiano (della prefettura di Benevento) e Gabriella D’Orso (della prefettura di Napoli). I tre commissari denunciarono le irregolarità ai carabinieri dopo l’arresto, nel novembre del 2013, del dipendente dell’ufficio anagrafe Raffaele Serao, accusato di avere fornito documenti falsi a Nicola Panaro (catturato il 14 aprile 2010), ex esponente di vertice della fazione Schiavone del clan dei Casalesi, e alla moglie. Carte d’identità riportanti le foto di Panaro e della moglie ma con i dati anagrafici del fratello dell’impiegato comunale arrestato e della cognata.

“Subito dopo l’arresto, avvenuto nel novembre 2013, – dice il vice prefetto Gabriella D’Orso – avviammo verifiche che fecero emergere anomalie in un migliaio di pratiche”. “Ovviamente – ha aggiunto il commissario prefettizio – abbiamo anche attivato controlli in altri uffici comunali, come quello elettorale, per verificare altre eventuali anomalie”. “Dal punto di vista amministrativo ci siamo attivati per individuare tutte le eventuali situazioni di illegittimità: noi siamo qui per ripristinare la legalità“. Lo scorso 3 febbraio l’ex sindaco Pdl di San Cipriano d’Aversa, Enrico Martinelli, è stato condannato a sei anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa con il clan dei Casalesi. Nove anni di carcere, invece, nel corso dello stesso processo, sono stati inflitti al cugino omonimo del sindaco, boss della camorra, già condannato all’ergastolo.