Potrebbe essere una prova in diretta dell’eco del Big Bang, il risultato che sarà presentato oggi nell’università americana di Harvard, in una conferenza stampa. Finora non ci sono notizia di pubblicazioni né annunci da parte della stessa università, ma il passaparola sui blog fa crescere l’attesa e anche la comunità scientifica è allerta.

A garanzia dell’interesse del possibile annuncio ci sono, da un lato, il prestigio dell’università di Harvard, che difficilmente avrebbe indetto una conferenza stampa senza avere dati di rilievo, e dall’altro la serietà dell’esperimento che ha raccolto i dati, chiamato Bicep (Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization) e installato in Antartide, vicino alla base americana Amundsen-Scott.

I dati potrebbero riguardare le onde gravitazionali, il fenomeno previsto da Albert Einsten che consiste nelle perturbazioni create nello spazio-tempo da fenomeni violenti, dal Big Bang che ha dato inizio all’universo all’esplosione di supernovae. Non si sbilancia uno dei più celebri cosmologi a livello internazionale, Paolo De Bernardis, dell’università Sapienza di Roma e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn): quello che Harvard potrebbe annunciare “potrebbe essere una misura indiretta delle onde gravitazionali emesse pochi attimi dopo il Big Bang. Una misura indiretta, come ce ne sono state anche in passato”. Di conseguenza “l’importanza della scoperta non sarebbe tanto nelle onde gravitazionali, quanto nella misura di un effetto così vicino al Big Bang”. Le onde gravitazionali misurate dall’esperimento Bicep sarebbero infatti state emesse attimi dopo l’esplosione che ha dato origine all’universo.

“Questo – aggiunge – sarebbe un risultato molto importante per la cosmologia perché permetterebbe di capire che è avvenuta un’espansione molto veloce dell’universo”. Ma la storia non finirebbe così: “Bisognerà confermare il dato più volte in futuro – spiega De Bernardis – per scongiurare il rischio di eventuali errori nelle misure”. Il vero salto in avanti in questo campo sarebbe invece la prima misura diretta di un’onda gravitazionale, come si preparano a fare gli esperimenti Virgo, in Italia, e Ligo negli Stati Uniti.