Dovete risparmiare per far quadrare i conti della sanità pubblica. Dunque, mandate le ambulanze a fare benzina in Slovenia. Questa è una storia vera dell’Italia ai tempi della spending review. Arriva dai confini orientali del Paese. Regione Friuli Venezia Giulia, azienda sanitaria di Gorizia. Gli amministratori sono da tempo, anche qui, alle prese con la necessità di tagliare i costi, cercando di non ridurre i servizi. Ecco allora che una funzionaria che risponde al nome di Debora Furlani, ingegnere, emana una circolare che dà indicazioni sul rifornimento delle auto dell’azienda sanitaria, ambulanze comprese: meglio andare oltre confine, presso le pompe slovene. “Si fa presente”, scrive in burocratese la dirigente, “che per contenere i costi relativi ai carburanti, risulta maggiormente vantaggioso rifornirsi presso tali distributori, che applicano le tariffe relative alla Slovenia”. Buon senso. Serietà del buon padre di famiglia che deve far quadrare i conti.

In Slovenia la benzina costa 1,3 o 1,4 euro al litro, in Italia 1,6 o 1,7. La circolare mette in fila un elenco di stazioni di servizio suggerite e accanto a quelle Eni convenzionate segnala anche alcuni distributori in Slovenia. Segue polemica. Risparmiare va bene, ma si può farlo anche a costo di danneggiare non soltanto le aziende italiane che distribuiscono carburanti (aziende che nelle zone di confine sono già fortemente penalizzate dalla concorrenza straniera); ma anche lo Stato italiano e la Regione, a cui va, sotto forma di tasse e contributi, una parte del conto che tutti paghiamo quando facciamo il pieno? In pratica, ambulanze e auto della Pubblica amministrazione sarebbero indotte a praticare una forma di elusione fiscale: andate a fare il pieno all’estero, così risparmiate non pagando le accise italiane. Ovvero: la mano pubblica che taglia le spese, taglia anche le tasse che dovrebbero poi nutrirla. Piccoli paradossi della crisi.

Non ditelo però a Dolce & Gabbana, né alla Fca di Sergio Marchionne. Certo, però, loro sono privati… Non sappiamo se le ambulanze friulane, anzi isontine, siano poi andate a fare il pieno in Slovenia. Sappiamo però che sono partiti alla carica i politici di centrodestra. Il consigliere di Forza Italia Rodolfo Ziberna ha messo in rilievo che fare benzina fuori dai confini dell’Italia si risolve in un danno per la Regione, perché “non consente al Friuli Venezia Giulia di partecipare pro quota ai tributi”. Risultato: “l’eventuale, e per giunta assai modesto, risparmio all’atto di acquisto del carburante” si traduce in “un grave danno alla Regione, dalle cui risorse dipendono la sanità regionale come gli enti locali”. Dunque “il privato è, ovviamente, assolutamente libero di effettuare il pieno in qualsiasi distributore, italiano o estero”, ma questa libertà “non può essere compresa per un ente pubblico, ancor più se beneficia di contributi da parte della Regione”.

Destra contro sinistra? Critiche pretestuose? Eterna polemica antislovena (che da queste parti fa sempre presa sull’elettorato di centrodestra)? No, perché alle proteste del consigliere di Forza Italia fa eco, da sinistra, un consigliere di Sel, Alessio Gratton. “Non è questa la strada da percorrere. Per risparmiare 400 euro, rischiamo di perdere molto di più in mancate entrate per le accise e tasse che i benzinai pagano in regione”. Insomma. Risparmiare va bene. Ma sul come farlo, si litiga nella capitale come ai confini dell’impero.

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Il Fatto Quotidiano, 13 marzo 2014