Sono rimasti in tre. Se oggi si andasse a votare alla Camera ci sarebbero solo i rappresentanti del Partito Democratico, del Movimento Cinque Stelle e di Forza Italia. Tutto il resto finirebbe nella categoria “forze extraparlamentari“. Sarebbe realizzato il sogno di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi che parlano da sempre di bipolarismo e poi pensano bipartitismo. Certo, se non fosse per i Cinque Stelle, il terzo incomodo che però – con le forze attuali – sarebbe condannato a rimanere terzo a vita. Uno scenario nient’affatto irreale che oggi poggia su qualche indizio in più. Secondo i sondaggi Ixè, l’istituto diretto da Roberto Weber, realizzati per Agorà (Rai3) il Pd otterrebbe il 31% (+5,6 punti rispetto alle elezioni del 2013), Forza Italia il 22% dei voti (-0,4 punti rispetto 2013) e il M5s raggiungerebbe il 21,9%, in calo dal 25,5% rispetto alle ultime elezioni politiche. A parte il distacco del Pd rispetto agli altri due partiti principali sembra un testa a testa tra il partito di Berlusconi e il movimento guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

E la situazione attuale, secondo Ixè (che comunque indica al 49% indecisi e e astenuti), dice che nessun altro entrerebbe in Parlamento. Nel quadro del centrosinistra Sel si attesterebbe al 2,9% (in calo dello 0,5), Scelta Civica si fermerebbe all’1,4. Se volessimo ipotizzare un’improbabile alleanza con i partiti a sinistra di Sel, Rifondazione, Idv, Azione Civile e Verdi non andrebbero oltre l’1%. Nel campo del centrodestra il Nuovo Centrodestra raccoglierebbe staziona al 3,7%, la Lega è quella che sembra avere più chance perché è al 4%, Fratelli d’Italia registra il 3,1, l’Udc l’1,6. Il risultato è che il centrosinistra (cioè Matteo Renzi) sarebbe la prima coalizione con il 36,4% dei voti, il centrodestra la seconda con il 35,5 (con un calo in una settimana dello 0,6) e i Cinque Stelle conterebbero sul proprio unico contributo del 21,9. Ma quel che più conta è che tutti i voti di Sel e Scelta Civica premierebbero le liste del Pd, mentre tutti i voti di Lega Nord, Nuovo Centrodestra, Fratelli d’Italia e Udc gonfierebbero il numero dei deputati in forza al Cavaliere. 

E’ stata una norma voluta non a caso da Berlusconi, convinto da una parte di attirare i voti di tutto il centrodestra approfittando delle diverse identità delle forze che lo sostengono (dai patriottici di La Russa ai macroregionisti di Salvini) e dall’altra parte infastidito in tutti questi anni dagli alleati molesti (Casini, Fini, la Lega) che – a suo dire – hanno bloccato le sue riforme. Un pallino di Forza Italia, come ha raccontato Roberto D’Alimonte (il “tecnico” al tavolo della legge elettorale per Renzi) al fattoquotidiano.it: “Ho molto insistito – aveva spiegato il politologo – perché i voti dei partiti che non raggiungono il 2% non vengano conteggiati ai fini dell’ottenimento del premio di maggioranza. Mi sarebbe andato bene anche l’1% ma non c’è stato niente da fare. E’ una cosa che penso io, che pensa Renzi, ma che, appunto, durante le trattative con Forza Italia non è passata: su questo punto l’intransigenza di Verdini è stata assoluta”. Tutto questo, peraltro, sembra far dimenticare ancora una volta una cosa. Berlusconi è un nome che – nonostante gli annunci del suo consigliere politico Giovanni Toti – alle elezioni politiche o europee che siano non può dire nulla, visto che la legge Severino definisce incandidabile per 6 anni i condannati in via definitiva.

Sempre Ixè ha calibrato i sondaggi anche sulle elezioni europee. I rapporti di forza non cambierebbero: Partito Democratico al primo posto con il 29,4% dei consensi (dal 26,1% del 2009, Movimento Cinque Stelle al 22,6%, Forza Italia al 23,4 (contro il 35,3 del 2009). Anche la Lega Nord crescerebbe – rispetto alle rilevazioni per le Politiche – dal 4 al 4,5. La lista L’altra Europa, che raccoglierebbe tutte le forze da Rifondazione comunista a Sinistra ecologia libertà intorno alla figura del leader greco Alexis Tsipras, si attesterebbe al 6,5%.