Cara onorevole Alessandra Moretti, novella paladina delle donne insieme alla Presidente Boldrini, che paura il “femminismo di Stato” (formula azzeccata di Aldo Grasso)! E lo dico da donna. Dopo aver denunciato il grillino De Rosa per l’accusa sui “pompini” alle donne Pd, se l’è presa con l’ottima iena Lucci, reo di “allusioni a sfondo sessuale” nei confronti della ministra Boschi. Ed è tutto un tuonare contro il sessismo sul web, in tv, in Parlamento.

Un 8 marzo vetero, da cui ci risvegliamo con la doccia fredda della bocciatura, da parte anche del suo Pd, della parità di genere nelle liste elettorali. Non è più sessista questo della satira della brava Raffaele? Farà i nomi dei suoi compagni di partito che, nel segreto dell’urna, hanno impallinato le quote rosa, vero? Della considerazione delle donne da parte di Berlusconi sapevamo, ma che valga anche per il Pd renziano è una (brutta) novità.

Vede, a essere sessista nel nostro paese è il fatto che le donne, a parità di qualifica, guadagnino circa il 10 per cento in meno degli uomini, che lavorino meno e non raggiungano i vertici pur essendo più preparate, che siano costrette a scegliere tra carriera e famiglia perché non ci sono asili nido. Da una politica come lei, vorremmo battaglie su questo, invece di esteriori intemerate contro anonimi commentatori online.

Ha pure fatto fatica a esprimere solidarietà alla grillina Lupo, schiaffeggiata davanti agli italiani dal questore Dambruoso. È sembrata Fonzie che non ce la faceva a dire “Scusa”. Sa cosa le dico? La difesa delle donne e la battaglia contro la violenza non possono essere piegate a meschine ragioni partitiche.

Infine ha scritto, nell’appello con la Marzano: “Non è tollerabile che l’interesse per le caratteristiche fisiche di una donna continui a essere prevalente rispetto a quello per le sue competenze”. Parole sante. Peccato che tutte queste competenze, per molte politiche, siano onestamente difficili da riconoscere. Senza contare le recenti brutte figure di alcune ministre (Idem, De Girolamo, Cancellieri…).

Anche nel suo caso ci si è soffermati più sull’avvenenza fisica, innegabile, che sulle competenze. Non le metto in discussione: avvocato, lunga gavetta politica. Ma non posso fare a meno di notare – mica mi darà della sessista? – che lei ricorda un po’ il verdiano “la donna è mobile, qual piuma al vento”. La prima candidatura a Vicenza è coi Ds, però nel 2007 “cambia verso” e si presenta in una lista a sostegno dell’ex coordinatore regionale di FI in Veneto (ohibò). Poi torna nel centrosinistra, il Pd e il salto nazionale come portavoce di Bersani alle primarie 2012. All’epoca, dava del “maschilista e misogino” a Renzi su Twitter (pensando che a definirla “Belen” fosse lui e non suoi sostenitori), ma le è bastato poco a ricredersi: da bersaniana è ora convinta renziana, passando per Letta e il “Forza Cicchitto, siamo con voi”, quando ci fu la scissione con Berlusconi. Cara Moretti, l’hanno insultata, le hanno dato della “sciampista miracolata”, e io l’ho difesa. Ma basta alibi di genere se le critiche, nel merito, sono legittime. Dimostriamo di essere diverse e brave. Se riusciamo.

Un cordiale saluto.

Da Il Fatto Quotidiano del 13 marzo 2014