In Germania negli ultimi sei mesi sono aumentati gli episodi di violenza contro i migranti. Soltanto quest’anno, in due mesi, si sono registrati 21 attentati contro i centri di accoglienza temporanea per stranieri in attesa di asilo o di un permesso di soggiorno. In un paio di casi, oltre alle aggressioni fisiche, gli autori hanno dato alle fiamme gli edifici. A lanciare l’allarme sono soprattutto le associazioni impegnate al fianco dei migranti. Nulla a che vedere con i livelli dell’ondata di xenofobia di vent’anni fa, quando incendi e aggressioni erano all’ordine del giorno nella Germania della post-riunificazione. Ma la preoccupazione c’è.

Nel 2013, dati ufficiali, i reati per violenza contro i centri di accoglienza per migranti sono saliti a 58 – il doppio rispetto all’anno precedente. Il fenomeno è iniziato ad aumentare sin dall’estate scorsa e ora si teme che il clima possa inasprirsi nel corso della campagna elettorale per le europee. Non è un timore infondato. Più di una formazione politica vede nel sentimento di ostilità contro gli immigrati un’occasione per raccogliere voti. L’AfD (Alternativa per la Germania), ad esempio, è il partito che si più si caratterizza per il rifiuto dell’euro e per la proposta di “riordinare” le leggi sull’immigrazione, soprattutto come argine contro la temuta ondata di bulgari e rumeni che potrebbe abbattersi sul welfare tedesco.

Ma non sono solo gli antieuropeisti dell’AfD – dati dai sondaggi al cinque per cento – a speculare sul pericolo di un’invasione di massa dall’est. Anche alcuni esponenti della Cdu-Csu, dopo l’esito del referendum svizzero contro l’immigrazione, fanno da sponda alla paura di dover accogliere migliaia di persone senza qualifica e senza speranza di trovare un impiego, destinate ad usufruire dello stato sociale con aggravio per la spesa pubblica. La stessa Angela Merkel ha deciso di istituire una commissione ad hoc per cambiare le regole. Inutile dirlo, l’allarme strumentale per l’aumento delle domande di asilo è anche il cavallo di battaglia della Npd, il principale partito dell’estrema destra in prima linea nell’invocare lo stop agli immigrati.

La xenofobia è tuttavia un fenomeno sociale, solo in parte rappresentato dai partiti tradizionali. Le statistiche sugli omicidi a sfondo politico danno una misura insufficiente della diffusione quotidiana della violenza. Ufficialmente i morti dalla riunificazione fino a oggi sarebbero una sessantina, per le associazioni almeno 184. Di recente è stata istituita una commissione per indagare sulle cause di altri 628 omicidi poco chiari. Se però, oltre agli omicidi, si prendono in considerazione tutti i reati commessi con motivazioni ideologiche tipiche dell’estrema destra – ferimenti, aggressioni, danni ai cimiteri ebraici e atti di antisemitismo – il numero sale tra i 16mila e i 20mila casi all’anno. Cifre da cui si deduce che esista un serbatoio giovanile propenso ad azioni violente, molto più esteso di quanto non facciano pensare i bacini di militanza dei partiti tradizionali della destra radicale. Di fatto, il peso politico della più antica formazione neonazista, la Npd, è abbastanza esiguo, se si fa eccezione per i due parlamenti dei Länder in cui è presente, la Sassonia e il Mecklenburg-Vorpommern, e diversi comuni. Il suo ruolo nella destra anti-sistema si è annebbiato, anche se potrebbe conquistare un seggio nel prossimo parlamento europeo. Nel suo programma non ci sono riferimenti ufficiali al nazionalsocialismo, ma per il resto l’armamentario ideologico è lo stesso, a cominciare dal richiamo alla Volksgemeinschaft, la comunità di popolo su base etnica e nazionale. I suoi iscritti, comunque, non vanno oltre le seimila unità, perlopiù giovani e maschi. Se però l’appeal delle formazioni tradizionali diminuisce, aumenta quello dei gruppi informali, fluidi, orientati principalmente all’azione violenta. L’esempio più calzante è quello degli Autonome Nationalisten, che si rifanno al modello di autorganizzazione dell’Autonomia dell’estrema sinistra. Oppure la formazione nata nel 2012 sulle ceneri della vecchia Deutsche Volksunion con il nome Die Rechte (La Destra), che si presenta in contrapposizione ai vecchi partiti ormai incrostati dalla burocrazia. La violenza neonazista si muove secondo codici e linguaggi propri, si insedia in ambienti sociali diversi, interpreta il disagio urbano e quello di provincia, sforna mode e comunica attraverso gruppi musicali. Che si tratti di propaganda verbale o di aggressioni vere o proprie, i destinatari della violenza della destra radicale sono sempre gli stessi, figure marginali o gruppi sociali, ritenuti nemici della comunità nazionale: migranti, senzatetto, minoranze, omosessuali, politici della Linke, dei Verdi o della Spd, militanti della sinistra extraparlamentare, attivisti di associazioni. Un fiume carsico che potrebbe, però, saldarsi con il populismo antieuropeista.