Lo hanno avvicinato mentre aspettava il tram a pochi metri dalla Questura e lo hanno aggredito senza motivo prima insultandolo e poi ammanettandolo e picchiandolo al punto da fratturargli una costola e provocargli una grave distorsione al collo. Questo è quello che ha raccontato Zeno Rocca, attivista ventiduenne del centro sociale Pedro di Padova, prima ai suoi amici e poi al suo avvocato Aurora D’Agostino con il quale ha sporto denuncia poche ore fa nei confronti degli agenti del reparto mobile padovano per ingiurie, minacce e lesioni aggravate dall’abuso di potere. Alla denuncia, consegnata in mattinata in tribunale a Padova, è stato allegato anche il referto prodotto al pronto soccorso lunedì sera.

Lì si ritrova la diagnosi dei medici: frattura dell’undicesima costola sinistra, lividi, una distorsione al collo e 20 giorni di prognosi. Lo ‘scontro’ sarebbe avvenuto alle 13.30 di lunedì mattina, poco dopo la firma in questura di Padova, obbligo che Zeno Rocca deve rispettare tre volte a settimana (per fatti legati all’attivismo politico). “Stavo aspettando alla fermata del tram a pochi metri dalla questura quando è passata una camionetta del secondo reparto mobile – dice Zeno Rocca – hanno fatto trenta metri poi si sono fermati inchiodando. E’ sceso uno di loro, ha aperto le porte sul retro e ha urlato ‘tutti fuori’. Sono scesi in una decina allora e mi hanno circondato. Due in particolare avevano un atteggiamento molto violento fin da subito. Mi hanno strappato di mano la sigaretta, mi hanno tolto il cellulare e messo subito le mani addosso”.

E’ in questo punto che, com’è prevedibile, il racconto si sdoppia. Dalla questura padovana spiegano che la camionetta aveva appena terminato il turno di ordine pubblico (nella sede centrale dell’università di Padova si era tenuto in mattinata un incontro del Rettore Giuseppe Zaccaria con il ministro Giannini) e mentre stava rientrando ha incrociato il ragazzo. Il giovane attivista avrebbe inveito contro gli agenti e, alla loro richiesta di esibire i documenti, si sarebbe opposto. La colluttazione sarebbe nata quindi in un momento successivo, durante il fermo. Una colluttazione in cui anche Zeno Rocca avrebbe avuto parte attiva, però, secondo le forze dell’ordine, tant’è che anche due agenti del reparto mobile avrebbero riportato sette giorni di prognosi. Per il ragazzo e per il suo avvocato invece le cose sono andate diversamente. Si sarebbe trattato invece di “un’aggressione in piena regola”.

“Io stavo lì, al lato della strada aspettando il tram. Non stavo facendo nulla quando questi sono scesi dalla camionetta. ‘Adesso ti facciamo vedere noi’ – è la ricostruzione di Rocca – ‘toccaci così ti insacchiamo di mazzate’. Hanno cominciato a colpirmi, con calci alle gambe, colpi al torace, tirandomi per i capelli. Io continuavo a dire loro in maniera concitata che non stavo facendo niente che ero appena uscito dalla questura. Non mi hanno ascoltato. La strada era piena di persone, urlavo anche a tutti i passanti di filmare quello che stava succedendo. Dopo qualche minuto mi hanno preso tutti insieme, mi hanno ammanettato e mi hanno portato in questura”. Zeno Rocca lì ci è rimasto fino alle 19. Senza la possibilità di sentire nessuno. Nè i suoi compagni, nè il suo avvocato. “Un tempo lunghissimo – dice Rocca – avevo paura. Ho anche chiesto più volte di parlare con gli agenti della Digos, con i quali sono in contatto proprio in quanto attivista. Volevo che ci fossero anche loro, vista la violenza che avevano usato in strada cominciavo a preoccuparmi. Ma non mi hanno fatto sentire nessuno”.

La tempistica sarebbe stata confermata anche dalla questura padovana che avrebbe imputato il ritardo nelle comunicazioni alla necessità dei due agenti feriti di recarsi al pronto soccorso. Lo stesso che ha visto Zeno Rocca intorno alle 20. “Appena sono riuscito a uscire sono andato al pronto soccorso subito – dice Rocca – mi faceva malissimo il costato. Mi hanno trovato una costola rotta e una distorsione al collo”. A stabilire come siano andate realmente le cose, ora, saranno gli inquirenti. Intanto ieri, alle 14.30 il centro sociale Pedro ha organizzato una manifestazione davanti alla questura patavina per protestare contro l’accaduto ed è stata presentata un’interrogazione parlamentare firmata dagli onorevoli Giulio Marcon, Giorgio Airaudo e Alessandro Zan rivolta al ministro della Giustizia e dell’Interno in cui si chiedono chiarimenti sull’accaduto. I parlamentari chiedono in particolare che vengano chiarite “le informazioni e le valutazioni dei ministri in indirizzo circa i gravi fatti accaduti e le motivazioni per le quali a Zeno Rocca non è stato consentito, come previsto dalle norme a tutela del diritto di difesa, di contattare un difensore”. “E’ solo un altro dei casi Cucchi, stavolta finito meglio – commenta Max Gallob dal centro sociale Pedro – ma è solo fortuna”.