“Qui rischia che va a finire come a Bologna nel 1999 quando la città andò in mano al centrodestra”. A Modena in questi giorni lo scenario viene rievocato più volte. Con la sola differenza che ad avvantaggiarsi delle faide che stanno dilaniando il Partito democratico dalla chiusura delle primarie potrebbe essere non il centrodestra, ma il Movimento 5 stelle. E così, i paragoni si sprecano, proprio nella provincia storicamente meno “grillina” dell’Emilia si potrebbe ripetere quanto avvenuto nel 2012 a Parma con il trionfo inatteso di Federico Pizzarotti. Ma quella era un’altra storia. Modena resta, almeno per il momento, un simbolo per la sinistra e ancora più dura sarebbe la sconfitta.

Eppure nelle ultime ore la situazione si sta ingarbugliando ancor di più. Non bastava la diatriba tra l’assessore regionale Giancarlo Muzzarelli, uscito vincitore dalla corsa per la candidatura a sindaco, e Francesca Maletti, la renziana che domenica 2 marzo aveva denunciato presunti pagamenti a gruppi di stranieri perché votassero a favore dello sfidante. Ora infatti ci si sono messi anche gli alleati che dovrebbero (a questo punto il condizionale è d’obbligo) affiancare il Pd nella corsa per le amministrative del 25 maggio. La dirigenza modenese di Sel ha scaricato senza mezzi termini Muzzarelli: “Appare evidente – hanno scritto in un messaggio pubblicato su facebook i vendoliani – come questo scontro senza fine tra i principali protagonisti delle primarie stia minando profondamente la credibilità della politica in generale e di quella modenese in particolare”.

Per Sel dopo tutta questa vicenda Muzzarelli è un candidato come minimo azzoppato, e per questo, anche se i garanti del Pd hanno detto che la sua vittoria non è mai stata in dubbio, l’ala sinistra della coalizione pensa che ormai la frittata sia fatta: “Per noi la condizione è, a questo punto, l’assunzione di una dolorosa ma indispensabile responsabilità da parte dei competitori delle primarie, o di chi per loro, che, facendosi da parte, consentano l’individuazione di una candidatura che possa essere da tutti riconosciuta come unitaria”. È il benservito a Muzzarelli.

L’esempio portato da Sel per uscire dall’impasse è quello delle elezioni regionali in Sardegna. Anche lì la candidata uscita dalle primarie in autunno era stata Francesca Barracciu, europarlamentare ed ex consigliera regionale. Il giorno dopo le primarie, tuttavia, la situazione si era complicata perché Barracciu si era vista recapitare un avviso di garanzia per l’indagine sui rimborsi ai gruppi regionali. Da qui l’attesa e l’incertezza, poi la scelta coraggiosa del partito sardo (e del segretario Matteo Renzi) di cambiare cavallo in corsa. Così è spuntata la candidatura di Francesco Pigliaru, faccia nuova e super partes nel Pd, e la sua vittoria insperata il 16 febbraio contro Cappellacci.

Un “Pigliaru” – o meglio una “Pigliaru” – a Modena ci sarebbe pure e negli ambienti di Sel, ma anche in quelli del Pd qualcuno ne fa il nome. È quello di Maria Cecilia Guerra. 57 anni, docente universitaria, senatrice Pd al primo mandato, è stata sottosegretario e viceministro a Lavoro e al Welfare prima con Mario Monti, poi con Enrico Letta. A gennaio del 2014 fece parlare di sé quando, da titolare della delega per le Pari opportunità, sdoganò i matrimoni gay: “Personalmente ritengo che la coppia omosessuale sia assolutamente in grado di essere considerata idonea in termini di adozione di un bambino”. Lei però si sfila e a ilfattoquotidiano.it rilascia poche parole: “Nulla da dichiarare in merito, il Pd sceglie il suo candidato sindaco con le primarie, a Modena il risultato delle primarie ha premiato la proposta di Gian Carlo Muzzarelli, per rispetto anche del voto delle oltre 12 mila persone che hanno espresso la loro preferenza altre illazioni non hanno ragione di sussistere”.

Muzzarelli intanto ha iniziato la sua campagna elettorale e, come se nulla fosse accaduto, ostenta sicurezza. Nella primavera 2015 vedrà scadere anche il suo mandato come assessore regionale alle attività produttive e se saltasse la candidatura a Modena il suo futuro politico sarebbe compromesso. Renzi sul suo caso non si è pronunciato e l’unico appoggio è arrivato in un video solo da Pierluigi Bersani. Intanto oltre a quello di Cecilia Guerra, circolano anche i nomi di Stefano Bonaccini e Matteo Richetti. Il primo, segretario regionale uscente del Pd è anche nella segreteria nazionale di Matteo Renzi. Il secondo è parlamentare, renziano della primissima ora. Anche loro due dicono che la loro candidatura a Modena non sarebbe all’ordine del giorno. I timori sono tanti: ormai la città emiliana non è più una piazza sicura per il partito e chi dovesse scendere in campo potrebbe paradossalmente vedersi contro anche una lista civica di Francesca Maletti, la sconfitta alle primarie che ha sollevato l’affaire degli stranieri al voto. Anche questo potrebbe favorire una sconfitta che appunto avrebbe un precedente solo nella sconfitta di Bologna nel 1999. Inoltre chi tra loro due dovesse correre a Modena, dovrebbe rinunciare a un’altra corsa che partirà a breve: fra un anno si vota infatti per le regionali e i due nomi di Bonaccini e Richetti – da quando Graziano Delrio si è ‘sistemato’ a Roma a fianco del premier Renzi – sono tra i più quotati per la successione di Vasco Errani.