“Gli azionisti decideranno come decideranno e, come si dice oggi, ce ne faremo una ragione”. Ostenta tranquillità l’amministratore delegato uscente dell’Enel, Fulvio Conti, fresco di approvazione di un 2013 in utile per 3,1 miliardi di euro (+10%) che porterà ai soci (Tesoro incluso) un dividendo di 13 centesimi per azione.  A spingere il risultato è stata la politica di cessioni per 6 miliardi varata lo scorso anno e della quale è stata effettuata la prima fetta di 1,6 miliardi, con in particolare la dismissione di Arctic Russia.

Il percorso avviato viene quindi confermato, con la dismissioni per ulteriori 4,4 miliardi da realizzare entro il 2014, fondamentali per la riduzione del debito, già sceso sotto i 40 miliardi: Conti non ha voluto fornire dettagli sulle operazioni che verranno realizzate, limitandosi ad escludere la Spagna e annunciando solo che novità arriveranno “nella seconda parte dell’anno”. Il futuro riserva poi anche una importante modifica nella politica del dividendo a partire dai risultati del 2015: il payout, vale a dire l’ammontare che verrà riservato alla remunerazione dei soci, salirà infatti ad almeno il 50% dell’utile ordinario, contro l’attuale 40 per cento. Grande attenzione, infine, verrà riservata anche alle operazioni di minority buyout, vale a dire all’acquisizione di quote di minoranza in società in cui il gruppo è già presente. Tutta musica per le orecchie del mercato, che infatti ha premiato il titolo con un rialzo dell’1,26% a 3,868 euro.

Da un punto di vista industriale, invece, l’Enel conferma la propria vocazione ormai decisamente internazionale, puntando fortemente sui mercati emergenti e sulle rinnovabili. Il piano 2014-2018 prevede infatti una sostanziale stabilità sui mercati maturi della generazione tradizionale e una forte crescita in quelli emergenti, in particolare nell’energia verde, nella distribuzione e nel mercato retail e downstream. Come ha sottolineato Conti, del resto, nella generazione tradizionale di Italia e Spagna, dove i consumi languono, l’investimento non può che essere limitato all’efficienza, tanto che proseguirà il piano di chiusura di impianti per un totale di 8mila MW entro il 2016, di cui 4.900 quest’anno. Alle rinnovabili, invece, vengono riservate risorse per 6 miliardi nell’arco del piano sia nei Paesi in cui Enel Green Power è già presente che altrove: a questo proposito, Conti ha esplicitamente citato l’Africa come nuova terra di conquista.

Il piano per i prossimi 4 anni è dunque tracciato: entro il 28 aprile, ultima data utile per il Tesoro per indicare la lista per il cda, Conti e il presidente Paolo Andrea Colombo sapranno se resteranno nella stanza dei bottoni o se dovranno cedere il passo. Comunque vada, si è detto certo Colombo, le nomine verranno fatte “nell’interesse dell’azienda, degli azionisti e del Paese”.