La lieta novella coglie Antonio Razzi impreparato. “Davvero il generale Kim Jong-un ha vinto le elezioni con il 100 per cento? Non lo sapevo”. Il senatore di Forza Italia, tra le altre cose, è famoso per i viaggi in Corea del Nord e per dichiarazioni d’amore per il governo di Pyongyang.

Senatore Razzi, quella di Jong-un è un’affermazione straordinaria.
Un grande risultato. Non ne avevo ancora notizia. Domani (oggi, ndr) ricevo nel mio ufficio l’ambasciatore nord coreano. Mi congratulerò con lui.

Finalmente le elezioni a Pyongyang…
Vuol dire che c’è un buon rinnovamento. Sembra che lui voglia davvero democratizzare il Paese. Negli ultimi tempi ha fatto uscire molti ragazzi dal Paese per venire a giocare a calcio in Europa, a Barcellona e a Perugia. É un processo in crescita.

Il 100 per cento è notevole. Ma non le pare un po’ troppo?
Non posso giudicarlo perché ancora non ho letto la notizia. Certo, magari era meglio che vinceva con il 95 per cento (ride, ndr). Così c’era un’opposizione. Che le devo dire? Meglio per lui.

Come meglio per lui? Certo non dimentichiamo che fine fanno gli oppositori in Corea.
Si governa meglio con il 100 per cento. ‘Fusse che fusse’ la volta buona che in Italia diamo il 100 per cento a Berlusconi (ride ancora, ndr). Dopo sì, che gli si potrebbe rinfacciare di non aver fatto le riforme. L’unico modo per governare è senza gli intoppi degli alleati, dei piccoli partiti. Aveva ragione Silvio quando in campagna elettorale diceva: “Piuttosto, votate il Pd”. Mai votare i piccoli partiti!

In Corea del Nord hanno risolto il problema alla radice.
Se c’è un unico candidato, ovviamente non c’è la concorrenza. Ne parlerò con l’ambasciatore. Io parlo sia col Sud sia col Nord. Stanno facendo passi da gigante, lo sa? Guardi quello che è successo a Monte Diamante, si chiama così no? Dopo 60 o 70 anni si sono rincontrate famiglie divise dalla guerra.

Lei è sempre un ammiratore delle politiche di Pyongyang?
Certo. Spero che si aprano al dialogo con la Corea del Sud, con il Giappone e con i paesi con cui sono un po’ chiusi. So che hanno intenzione di ridurre l’impegno sulla bomba atomica. Gliel’ho detto all’ambasciatore: “Buttatela a mare e finitela là”. A parte gli scherzi: sono stato a Pyongyang sei volte e ogni volta ho trovato cambiamenti enormi. Oggi sembra una città occidentale con grandi palazzi, alberghi, musei. Ogni anno trovo strutture nuove. Bisogna riconoscerlo: beati loro. Stanno cambiando volto dalla A alla Z. In Italia i soldi finiscono sempre e i palazzi mai. Anche qui ci vorrebbe più controllo.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 marzo 2014