Si dice, per invitare a comportarsi lealmente e ad assumersi le proprie responsabilità, “comportati da vero uomo“. Vero, chiaro, coraggioso anche nelle scelte controcorrente, che ha il coraggio di difendere un’idea a spada tratta: questo sarebbe l’ideale di uomo virile, implicitamente compreso nel detto. Forse però è un detto anacronistico, perché di “veri uomini” se ne sono visti gran pochi ieri sera, quando nel segreto, nell’ombra, hanno voluto bocciare gli emendamenti che avrebbero garantito la parità di genere all’Italicum e ai futuri Parlamenti.

Tema su cui, peraltro, è fuori luogo parlare di quote rosa.

Quale motivo c’era per chiedere il voto segreto? A parte la viltà di non voler votare palesemente per emendamenti che avrebbero reso più democratico il nostro Paese, altre motivazioni non riesco a vederne. Ci si è trincerati dietro una presunta idea di incostituzionalità, quando esempi analoghi sono già operanti in alcune leggi regionali. Ironia della sorte, la questione di incostituzionalità è tirata in ballo dagli stessi partiti che partorirono e votarono il Porcellum, un caso di redenzione quasi insperabile, oltreché insperato.

Che motivo c’era per bocciare degli emendamenti che avrebbero portato ad avere un Parlamento più o meno diviso a metà tra donne e uomini, in una società più o meno divisa a metà tra donne e uomini? Un vero scandalo, nell’organo rappresentativo per eccellenza.

Sarebbe meglio che d’ora in avanti insegnassimo ai nostri figli a comportarsi da “vera donna“, visto che sono state le deputate a farsi sentire e, da destra a sinistra, a chiedere la parità di genere, anche contro il volere delle loro segreterie di partito, mai sufficientemente coraggiose su questo punto

Avevamo l’occasione di portare l’Italia in linea con gli altri Paesi europei, ci ritroviamo con un’altra occasione persa e non posso che rammaricarmi che il Pd, o meglio taluni uomini del Pd, possa essersi reso partecipe di questo vulnus alla democrazia e al progresso sociale, nonostante il nostro statuto determini esattamente questo: la parità di genere. Sono in 40 gli uomini ufficialmente d’accordo, ma, nel segreto dell’urna, contro la formalizzazione di questo diritto. Purtroppo, probabilmente di più, perché dovremmo pur considerare che almeno la maggioranza delle donne presenti nei diversi gruppi politici abbia votato a favore. Vorrei veramente ascoltarli questi colleghi, che si facciano avanti, alzino la mano e spieghino il perché del loro “no”. Ogni scelta può essere legittima, ma deve essere proferita con chiarezza e coerenza, alla luce del sole. Non c’è legittimità nell’ombra, è come giurare con la mano destra e incrociare le dita della sinistra.

Vorrei dire a questi “rappresentanti del popolo”, che “i veri uomini” oggi non hanno paura delle donne. Le amano, le considerano, le stimano, perché valgono, conoscono, lavorano per una società più umana e più giusta. Vorrei dir loro che “i veri uomini” avrebbero votato a favore, che i veri uomini vogliono parità di vita oltreché di rappresentanza, vogliono crescere i loro figli, sapersi gestire, fare i lavori di casa, scelgono di rinunciare alla carriera se la loro compagna ha un lavoro impegnativo, non si sentono umiliati se lei guadagna di più, trovano normale che il loro capo sia donna, che il presidente sia donna, che il sindaco sia donna. Specie tra i più giovani, ma in tutta la società, “i veri uomini” sono in maggioranza, fanno solo meno rumore e forse arrivano di meno negli organi politici nazionali. Qui, per il momento dobbiamo accontentarci di una piccola minoranza femminile che combatte e continuerà a farlo in Senato, nella speranza che i colleghi maschi sappiano, per una volta, comportarsi da “vere donne”.