Le ristrutturazioni sono un’operazione, di per sé, a km zero. Una cosa molto complessa da concretizzare, al di là delle belle parole ad uso e consumo di un qualche convegno regionale. Si tratta quasi sempre di convenienza economica, che spinge il mercato e gli interessi di parte a scegliere terreni agricoli da cementificare.

Lo abbiamo visto in questi vent’anni di scempi e oltraggio al territorio, con pianificazioni urbanistiche che guardavano al proprio ombelico gonfio di oneri di urbanizzazione e opere pubbliche da offrire al consenso popolare, per una facile rielezione…

Poi, piano piano, grazie ad esempi concreti che sono andati in direzione ostinata e contraria, abbiamo potuto dimostrare che si poteva fare altrimenti. Cassinetta di Lugagnano, Desio, Camigliano, Desenzano sul Garda, Rivalta… Ci sono voluti anni di mezzo, e una crisi del settore che ha messo in ginocchio un certo modo di fare impresa e saziato certi appetiti ed egoismi distribuiti tra il popolo.

Ma il problema della riqualificazione rimane. Le complicazioni del riuso e del costruire sul costruito sono tutte lì, a rendere proibitivo ogni tentativo, reale, di cambiamento e recupero.

Ecco perché ci piace parecchio questa start-up ideata dalla giovane architetto Giulia La Face. “Ristrutturazioni a km zero” è una piattaforma che facilita l’incontro tra domanda e offerta nell’ambito della ristrutturazione edilizia privata e pubblica, mettendo in comunicazione tutte le figure professionali interessate al processo.

Gli utenti sono tutti gli attori operanti nell’ambito della ristrutturazione architettonica (proprietario, architetto, impresa edile, imprese immobiliari, compratore finale) assieme alle tematiche ad essa correlate come ingegneria, vendita e trattamento materie prime, restauro e artigianato che lavorano promuovendo la sostenibilità e il chilometro zero in funzione del migliore prodotto finale. “Rkm0” coinvolge soprattutto i privati che hanno uno spazio da ristrutturare o rinnovare e permette loro di pubblicarlo on-line. Semplice e geniale, insieme.

Chiediamo a Giulia com’è nata l’idea del progetto?

L’ idea è nata mentre ero in vacanza in Sicilia: in questa terra meravigliosa ho visto il potenziale del patrimonio e delle risorse e il peccato che era non valorizzarle. Quindi sono rientrata da un’esperienza decennale dal Portogallo in Italia e ho creato questa piattaforma e ora siamo già in fase finale della versione beta.

Le nostre città sono i motori dello sviluppo economico, sociale ed ambientale. Ci si interroga su quale possa essere il modello di sviluppo da adottare, quale direzione intraprendere per invertire un preoccupante declino. Ciò che appare evidente, ormai sono in molti a sostenerlo, è l’urgenza e la necessità di fare scelte chiare e proporre una prospettiva diversa al precedente paradigma di medio periodo, orientata ad obiettivi ben definiti, concretamente raggiungibili attraverso azioni mirate e convergenti e, soprattutto, condivisi: il paradigma di un nuovo modello sviluppo, che richiede coinvolgimento e partecipazione.

Ristrutturazione a Kilometro Zero – Rkm0 – punta l’attenzione sulla riqualificazione dell’edificato dismesso, in quanto il costruito rappresenta un fattore strategico per la crescita e la competitività del Paese. Esso può svolgere un ruolo cardine per rinnovare le basi di competitività, rafforzare la coesione sociale a patto di riuscire a conseguire una diffusa qualità della vita, intesa come valorizzazione del territorio, qualità delle relazioni, accessibilità ai luoghi e integrazione sociale.

Rkm0 si rivolge quindi ai professionisti (architetti, geometri, designers, paesaggisti, agronomi…), imprese (edili, agenzie immobiliari…), gestori pubblici (comuni, province, regioni), proprietari, affittuari, gestori di proprietà, acquirenti finali.

“Inoltre c’è un aspetto importante che è il “chilometro zero” che significa la promozione e valorizzazione dell’uso e riuso di materiali locali. Per permetterlo, le imprese, gli edifici da ristrutturare (o ristrutturati) e gli studi professionali saranno geo-localizzati.

A lavoro di ristrutturazione finito gli stessi utenti saranno invogliati dal sito a tornare sulla piattaforma per caricare i risultati delle ristrutturazioni e pubblicheremo i book fotografici dei migliori lavori”.

Il progetto prevede anche l’indizione di un premio al progetto più creativo e con minor chilometraggio.

Che tipo di sostegno ha avuto dal pubblico (istituzioni, enti, ecc.) se c’è stato?

La sfida più grossa ora in atto è la promozione della piattaforma in tutta Italia. Il sito è pronto e aspetta gli utenti che lo possano utilizzare. Sto facendo promozione alle istituzioni italiane e non tutti ancora ne sono a conoscenza, ma quelli che ricevono la mia segnalazione rispondono molto positivamente e mi aiutano a divulgare il progetto tra i tecnici comunali, la popolazione locale o le bacheche facebook. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare.

Che reazione trova negli interlocutori?

La reazione è molto positiva, e ne sono molto felice. Moltissime persone si iscrivono e mi fanno i compimenti per la bella idea. È un’idea sostenibile che si preoccupa del patrimonio, del pubblico e del privato e che ha come obiettivo primario far ripartire l’economia del Paese, per cui attrae molto. Attrae molto anche la promozione del locale e del sostenibile che la piattaforma attua. La creatività italiana dei giovani professionisti sarà messa al servizio del privato, riportando su un nuovo paradigma la ristrutturazione di edifici.

Come si immagina tra 5 anni se pensa al progetto oggi?

Tra 5 anni mi vedo con un bell’ufficio in un edificio ex industriale ristrutturato e un back-office fatto da professionisti, con diversi bandi di crowdfunding per ristrutturare edifici pubblici simbolici di un borgo o di un quartiere.

Visita il sito qui: http://www.ristrutturazionechilometrizero.it/