La Crimea è un fiume in piena e ogni secondo cambia pelle. Ho pensato quindi che dialogare con il collega Eliseo Bertolaso, presente in zona fino alla settimana scorsa è un punto di partenza. Prima di tutto cerco di capire cosa sia esattamente questo pezzo di terra: “La penisola di Crimea è abitata prevalentemente da russi oltre che da una minoranza tatara. Ciò non deve stupire in quanto la Crimea, storicamente, non è mai stata un territorio ucraino. Appartiene all’Ucraina solo dal 1954, quando, per commemorare il 300esimo anniversario del Trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia, il leader sovietico Nikita Chruščëv la ‘regalò’ in nome dell”eterna fratellanza’ tra i popoli ucraino e russo alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, di fatto includendola nei suoi confini. Ma si sa, ai tempi dell’Urss i confini erano più formali che reali, alla fine era sempre Mosca che decideva su tutto”, mi spiega Eliseo.

Questa premessa per comprendere che la Crimea è un pezzo di Russia, etnicamente e storicamente. Discutere quindi, come negli ultimi giorni di potenziale secessione non è uno scenario difficile da concepire.

La storia di questo territorio poi è densa di patriottismo: “La città di Sebastopoli è un porto di grande interesse strategico sul Mar Nero, durante il periodo sovietico rappresentò la base principale della Flotta del Mar Nero. Attualmente ospita ancora la flotta russa, ma il porto militare è ora condiviso con la Flotta ucraina. Secondo gli accordi di Kharkov siglati il 21 aprile del 2010 tra il presidente della Federazione Russa Medvedev e il presidente dell’Ucraina Yanukovich, alla flotta russa è stato concesso il diritto di affitto di altri 25 anni (dopo il 2017), sull’uso della base navale, in cambio dello sconto del 30 per cento sul prezzo delle forniture di gas russo all’Ucraina. Sebastopoli divenne famosa durante la guerra di Crimea nel 1854-46 quando la Francia e l’Inghilterra, coalizzandosi con la Turchia, attaccarono la città per contrastare l’espansione russa verso il Mediterraneo. In quel periodo subì pesanti bombardamenti dalle forze occupanti. Tragicamente la storia si ripeté un secolo dopo quando, durante la seconda guerra mondiale, dopo un lungo assedio venne assediata e devastata dalle truppe naziste. Stalin la proclamò, “città eroe” per aver così a lungo contrastato e resistito all’invasore. Quindi questa città rappresenta anche un simbolo della vittoria sul nazifascismo nella Grande Guerra Patriottica”, conclude Eliseo.

Storia a parte viene da domandarsi, oltre all’adorabile retorica pacifista, che come logico difende i diritti umani, i diritti di autodeterminazione dei popoli (insomma basta che ci sia un diritto e noi Europei siamo lì pronti a difenderlo!) cosa potrebbe fare la Ue? Magari applicare il buon senso come sembra stia facendo. Salvo proclami pomposi già alcuni leader tra cui Miss Merkel hanno deciso di non mettersi contro la Russia. Cosa si rischia? Bè di solito si citano gli approvvigionamenti di Gas. È un rischio plausibile ma ricordiamo che andiamo verso l’estate; unito ai fattori di produzione e consumo retail diminuiti (insomma c’è la crisi) non abbiamo un nuovo 2009 che ci farà impennare il prezzo della bolletta del gas.

Il rischio maggiore nel mettersi contro la Russia (che non dimentichiamo è parte dell’Unione Euroasiatica, parte dello Sco e in rapida ascesa come “Grande Fratello” in medio oriente grazie anche alle relazioni con Iran e Siria) sta nell’essere boicottati sul commercio. Putin già in passato ha dimostrato una fine percezione della diplomazia commerciale. Il caso dell’espulsione di cioccolato Ucraino è solo un valido esempio. Oggi si legge ovunque che i prodotti europei di origine suina (non dimentichiamo il nostro ottimo prosciutto) rischiano di essere rifiutati dalla Russia per casi di supposta contaminazione negli allevamenti. Che sia vero o meno è relativo, importante è capire che possiamo perdere molto, specie in un momento in cui una nazione come l’Italia è a serio rischio economico se non da amplio spazio (e si auspica supporto) all’ esportazione. Prodotti come il nostro caffè, grana e altre eccellenze che avranno modo di essere apprezzate nel futuro Expo 2015 potrebbero essere oggetto di attenzione da parte della regolamentazione della nuova Unione Euroasiatica, in caso di una crescente tensione tra Russia e Ue.

Negli ultimi giorni i russi hanno fatto alcune mosse azzardate occupando alcune caserme dell’esercito ucraino in Crimea. I soldati ucraini hanno abbandonato le postazioni senza colpo ferire. C’è tuttavia un rischio: alcuni capitani coraggiosi ucraini hanno deciso di restare nelle loro caserme e postazioni e hanno deciso di tener testa alla pretese (da valutare in chiave geopolitica e non solo nel merito del diritto internazionale) russe di occupare le basi. Il rischio è che qualcuno di questi soldati voglia fare l’eroe. A rischio di sembrare cinico mi domando: per il bene dell’Europa e dell’Italia cosa dovremmo scegliere e supportare? Gli eroi o i prosciutti?

@EnricoVerga