Ogni volta che mi reco a Scampia, e ci sono stato due volte la scorsa settimana, vedo quegli sprazzi di grande bellezza a cui fa riferimento Jep Gambardella nell’ultimo capolavoro, premiato con l’Oscar, di Paolo Sorrentino. C’è un filo rosso che lega la Grande bellezza a quei luoghi. Sorrentino, che porta il talento di Napoli e dell’Italia nel mondo, è nato nel mio quartiere: il Vomero, un quartiere borghese e agiato, distante anni luce dalla povertà e deprivazione che hanno reso tristemente famosa Scampia; la cui fama, d’altronde, è legata all’opera di Roberto Saviano e di Matteo Garrone, un altro straordinario regista che ama raccontare soprattutto la Napoli più povera e dolente. Non conosco Sorrentino, eppure sento che entrambi, da vomeresi, abbiamo la capacità di cogliere quegli sprazzi di bellezza che Scampia sa offrire; una bellezza negletta e che ritrovo ogni volta che vivo quei luoghi. Una bellezza che dobbiamo raccontare.

Infatti, un po’ come la grande bellezza dei “quartieri bene” può produrre noia di vivere, egoismi e superficialità – come ci racconta Sorrentino -, così i quartieri più difficili sembrano illuminarsi di quegli sprazzi di intenso. Non voglio semplicemente lodare la povertà o criticare la ricchezza, perché penso che il compito delle istituzioni sia migliorare le condizioni di chi sta peggio e tutti i poveri scambierebbero le loro case con una terrazza sul Colosseo.

Ma voglio raccontarvi come la grande bellezza la puoi incontrare nei posti più difficili. E quella bellezza può essere una ricchezza, anche economica, se le Istituzioni sanno dare risposte ai cittadini che le formulano dal basso.

Questa bellezza la vedo sempre a Scampia, e voglio raccontarvela. L’altro giorno sono stato al Carnevale del quartiere: un’esperienza bellissima. Un evento organizzato da una storica associazione, il Gridas. Gridas è l’associazione di chi lavora sodo in condizioni di difficoltà, dove a volte lo sconforto sembra prevalere. E invece no. Lì c’è la bellezza, c’è l’impegno per costruire un altro mondo possibile.

La ricchezza di quel quartiere e il suo associazionismo sono un patrimonio per tutta la città. Un patrimonio di relazioni, di dignità ed umanità. Ho visto questa ricchezza solo pochi giorni prima, quando sono stato a un dibattito pubblico sulle sorti del quartiere e sul diritto alla casa. Un confronto franco con una cittadinanza assolutamente attiva e partecipativa, a cui dobbiamo delle risposte. Il tema del diritto alla casa è centrale in un’Italia piegata al profitto, dove i diritti sono conculcati ogni giorno. In tutta Italia c’è una drammatica emergenza case, soprattutto per i giovani, e i problemi di Scampia sono storicamente legati anche a quei dormitori malsani, come le Vele, che hanno privato tante famiglie della propria dignità.

Per questo, riducendo drasticamente il cronologico dei pagamenti, abbiamo rimesso in moto, in questa prima parte di consiliatura, la costruzione di alloggi alternativi alle Vele. Contiamo per la seconda parte del nostro mandato di liberare interamente una Vela e di ottenerne l’abbattimento.

Lo Stato deve dimostrare su questo terreno di essere più forte della camorra. Perché proprio la camorra, con le occupazioni violente delle abitazioni, è sembrata riuscire dare una risposta in quel quartiere. Le risposte false della violenza. Che la bellezza può sconfiggere. La bellezza dei diritti e dell’impegno fattivo delle Istituzioni, per chi è rimasto indietro. Da questa amministrazione le case non verranno mai assegnate a chi ha dimostrato di essere un delinquente o un camorrista. Allo stesso tempo, il diritto alla casa deve essere riconosciuto. E tutti noi politici, come Istituzioni, dobbiamo riprendere a lavorare sull’emergenza abitativa.

A Scampia stiamo lavorando anche per l’insediamento di un polo della formazione sulle scienze nutrizionali e per la costruzione di un centro di compostaggio, assolutamente non inquinante, che possa creare lavoro.

Dobbiamo dimostrare di sapere valorizzare quanto di buono i cittadini fanno, da soli, dal basso, nel silenzio delle Istituzioni. Questa è la nostra sfida.

Questa è la bellezza più grande. Quella che sboccia nei posti più difficili.