Più che terremoto o bufera, ormai è una vera e propria agonia lo stato in cui versa la Lega Nord a Piacenza. A poco sono serviti i “patti della zucca” o le rassicurazioni del segretario Matteo Salvini in stile padano: “Chi non rompe può rimanere”. Dopo le recenti espulsioni decise dalla segretaria provinciale, nei confronti di militanti “non allineati” – Luisa Giunta e Carlo Torreggiani – il Carroccio perde un altro esponente di rilievo. Si tratta del consigliere comunale di Agazzano, Pier Augusto Zambianchi, militante storico della Lega locale. Come gli altri, bossiano della prima ora.

E’ stato lo stesso Zambianchi, in una nota, a dare ufficialmente l’addio al partito e al gruppo consiliare Pdl-Lega Nord, per dare vita alla formazione “Nuovagazzano”. Una scelta sofferta, per l’agazzanese, che finora – nonostante le voci su una sua espulsione circolassero da mesi – aveva sempre mantenuto il riserbo sui dissidi interni. Ora, invece, lancia addirittura una lista civica che, presumibilmente, sarà in contrasto con la “casa madre” alle prossime elezioni amministrative. “Ho deciso di essere autonomo politicamente – ha spiegato –, ho meditato bene questo atto che vuole essere pubblico ma che ha un suo peso profondo nel privato”. E ha poi approfondito le cause che lo hanno portato a staccarsi: “Per anni ho servito con tutto il cuore la Lega Nord, ma da anni a livello provinciale il partito è distratto da altro. È preoccupato per le poltrone future e per quelle che si sono perse”.

Parole dure che mettono di nuovo in luce le divisioni interne alla segreteria piacentina: “Mai avrei pensato di vedere condannati , rinviati a giudizio o persone che hanno patteggiato nello spazio ristretto di una istituzione in cui siamo entrati a fatica per la prima volta. E mentre tutti, persino i sottosegretari calabresi fanno un passo indietro, qui dalla segreteria provinciale si levano anche i plausi. Nessuna presunta superiorità può vantare oggi la Lega Nord di Piacenza che mortifica ed espelle chi non la pensa come i pochi capetti rimasti. Qui a Piacenza l’aria è irrespirabile. Un cattolico in politica non può accettare questi comportamenti”.

La sua fuoriuscita dal movimento, dopo vent’anni di onorata militanza, arriva a seguito di altre due espulsioni, decise nelle scorse settimane dalla segreteria provinciale e ratificate da quella regionale. In quel caso a “saltare” furono Luisa Giunta e Carlo Torregiani. “Sono stata punita per avere messo dei commenti e dei ‘mi piace’ su Facebook alla Festa della zucca di Pecorara”. Così Luisa Giunta, ormai ex militante della Lega Nord, aveva commentato la sua espulsione dal partito. “Faccio fatica a credere a questo provvedimento poiché lo stesso Bossi mi aveva assicurato che il comitato di via Bellerio non aveva preso iniziative in questo senso”, ha aggiunto. Ma, come aveva sottolineato in seguito, la partita aveva radici ben più profonde. Il vero obiettivo, almeno nel Piacentino, era infatti l’ex onorevole, ora consigliere comunale, Massimo Polledri. “Non ce l’hanno fatta con lui – aggiunge Giunta – e allora se la sono presa con chi è sempre stato vicino alle sue posizioni e con chi ha sostento, pur senza polemiche, la linea di Umberto Bossi”.

Sì, perché anche per Polledri arrivò la “scomunica” dal segretario regionale Fabio Rainieri, su richiesta della sede di via Trieste ma, in quel caso, proprio grazie al Senatùr il suo “pupillo” venne risparmiato. Non senza conseguenze, però, perché da militante fu “retrocesso” a semplice sostenitore, cioè non più in grado almeno di avere voce in capitolo nei direttivi e durante i congressi e ora la sua posizione è ancora al vaglio della commissione. “Quel che lascia perplessi – ha poi concluso Giunta –è che mentre il nostro paese sta franando in tutti i sensi, qui ci sono stati dirigenti di partito che hanno perso del tempo a contare quanti commenti avevo messo su Facebook. I miei interventi sia sui giornali sia sul social network sono sotto gli occhi di tutti, non c’è mai stata una volta in cui ho gettato fango o denigrato il movimento in cui militavo. Censurare una critica politica non appartiene alla democrazia”.