La scia del voto si allontana all’orizzonte. Il Transatlantico con il suo carico arbitrario di passeggeri ha preso il largo ormai da parecchio e a riavvicinarsi alle coste per ora non ci pensa nemmeno. La crociera governativo-parlamentare, tra un pranzo, una pennica e una settimana enigmistica è animata da discussioni trascendentali su temi di vitale importanza come le preferenze, le soglie di sbarramento e le quote rosa. Ad ognuno è stata preventivamente assegnata una parte, una battuta di 4-5 righe circa, e, come compito, ha quello di ripeterla in maniera seriale fino a nuovo ordine. All’arrivo del nuovo ordine, ci si scambia le battute e la discussione continua a parti invertite. Lo scopo del gioco è quello di tenere ferma la nave e rendere eterna la partita, affinché il Transatlantico non sia costretto ad avvicinarsi a terra e dunque a ripassare dal via.

Così tutte le questioni vengono biecamente strumentalizzate per far galleggiare su se stesso il carrozzone marino e, non appena entrate nel dibattito parlamentare, si svuotano del loro senso profondo. Eccole lì, in alto mare, le quote rosa che, come parei che sventolano a largo, passano di mano in mano: Boccia le vuole, Brunetta no, la Boldrini lancia appelli, la Gelmini mette il broncio. Poco ha a che fare con tutto questo teatrino il tema della parità di genere, il dilemma profondo della questione femminile: questo argomento che, pur essendo anni luce dall’essere risolto, già indispone parte del paese che lo avverte come superato e stantio, viene affrontato in maniera superficiale, a colpi di slogan, ultimando l’opera di straniamento dell’opinione pubblica nei confronti di tutto ciò che accade all’interno del Transatlantico.

La strumentalità di un dibattito in cui persino un aspetto reale come quello del merito (che genera insofferenza in molte donne che vorrebbero essere riconosciute per le loro capacità e orientare la discussione sulla parte qualitativa e non su quella quantitativa punto – vedi alla voce “Non siamo panda”), diventa un mezzo per non smuovere l’equilibrio delle liste bloccate, apre gli occhi sul disinteresse di base per la parte profonda della questione. Poco importa a Brunetta, sdraiato sul suo lettino sul ponte di poppa, che le quote siano rosa, gialle o verdi, il fatto è che Berlusconi e i suoi sodali non vogliono vincoli nella scelta di eunuchi e ancelle, neanche il genere dei capilista. Le quote rosa sono culturalmente una tappa inevitabile, visto che a quanto pare il buonsenso non fa sì che la presenza femminile sia per scelta e non per imposizione un valore aggiunto (esattamente come le dimissioni in alcuni casi andrebbero date per assennatezza politica e non per intervento della magistratura); eppure la pochezza di questo dibattito sulla parità di genere, che a tutto bada fuorché al valore femminile, diventa per le donne l’ennesima umiliazione politica.