L’idea di trasferirsi non è quasi mai un’illuminazione che arriva per caso o per necessità, spesso è un processo che s’innesca attraverso le esperienze che si vivono e le scelte che si fanno.

La storia di Anna è quella di un cervello che non ha mai smesso di viaggiare e che, puntando sulle sue capacità, con l’aiuto dei progetti europei messi a disposizione dell’università, è riuscita a trovare la sua indipendenza all’estero.

Laureanda in Marketing Internazionale in Germania, Anna, pugliese di 26 anni, ha vissuto la sua prima esperienza fuori Italia a soli 13 anni con una vacanza-studio Inpdap, quelle dedicate ai figli dei dipendenti statali. A 18, poi, ha deciso di partire da sola per l’Irlanda per migliorare il suo inglese, lavorando, nel contempo, come moltissimi altri ragazzi. “Quel viaggio mi ha cambiato e mi sono scoperta Erasmus ante tempo con tutti i vantaggi e gli svantaggi – racconta Anna – mi ha dato una spinta enorme verso l’esterofilia e da allora mi sono resa conto che sarei stata dipendente dall’adrenalina del trasferimento all’estero”.

Iniziata l’università, Anna ha scelto di lavorare in una multinazionale a Düsseldorf con una borsa di studio dell’Erasmus Placement, azione che consente agli studenti universitari di svolgere un periodo di tirocinio in imprese o centri di formazione e ricerca in un Paese europeo.

“Dopo l’esperienza lavorativa sono stata ammessa al Master in International Business a Mainz come studentessa “tedesca”, un privilegio dato a soli 30 candidati su 370 – continua Anna. Il mio secondo anno del Master l’ho passato all'”estero” a Brescia, per conseguire il doppio titolo di laurea come Erasmus italiana in Italia. Terminato l’anno, ho deciso di scrivere la mia tesi in Germania, lavorando in una multinazionale, sempre a Mainz, come Social Media Communication in una industria farmaceutica, mentre a breve sarò Country Online Marketing Manager per l’Italia, in una giovane azienda tedesca. Sono economicamente indipendente da 4 anni ormai, ho lavorato e ho investito nella mia istruzione e questo sta portando i suoi frutti”.

Prendere e partire oggi è abbastanza facile se c’è la volontà, quello che è difficile è dare una direzione, uno scopo al proprio viaggiare: “La mia formazione scolastica e universitaria mi ha aiutato a raggiungere i miei obiettivi, ci racconta. Naturalmente bisogna anche avere una predisposizione caratteriale, la flessibilità, la determinazione, l’ottimismo e l’apertura mentale. Senza queste capacità, difficilmente si riesce a insediarsi in territori sconosciuti, almeno non per anni, e non si possono superare gli ostacoli, che possono essere innumerevoli o pochissimi. Dipende sempre da quanti te ne crei.

Un ostacolo può essere, ad esempio, la lingua parlata nel paese di destinazione, se non la si ama, se non la si conosce o se non si fa nessuno sforzo per capirla. Ci sono poi le distanze. Il vivere altrove porta tante conseguenze che bisogna valutare, dalla cerchia degli affetti che si delocalizza, al diventare un ibrido, o meglio uno straniero ovunque, l’essere solo in una terra straniera”. Queste sono, secondo Anna, le difficoltà maggiori di un trasferimento, ma nulla che non si possa superare con duro lavoro e determinazione. In questo contesto, partire e tornare, per molti dei ragazzi definiti “cervelli in fuga” sono solo gli step di un percorso di formazione personale e professionale più grande e che non si ferma mai.

“La voglia di scoperta, la curiosità e la voglia di cambiamento mi spingono a fare questa vita. Cambiando frequentemente casa, nazione o città, hai ogni volta una nuova opportunità di prendere non solo in mano le redini della tua vita, ma plasmarla a tuo piacimento. Puoi essere chi vuoi, puoi iniziare nuovi hobbies, puoi conoscere nuova gente, seguire una dieta diversa, vestirti solo di giallo o usare finestre invece che porte. Puoi semplicemente diventare la persona che hai sempre voluto essere, senza rimane intrappolata nella routine e nei “riti”.

Ho preso molte decisioni riguardanti la mia vita, le rinunce sono state tante, ma le soddisfazioni le superano. Se fossi rimasta in Italia, oggi sarei senza dubbio una persona diversa. A livello professionale la Germania mi ha dato occasioni che in Italia non solo non sono proposte a miei coetanei, ma spesso non vengono nemmeno chieste e questo perché la fuga all’estero, sembra valere più dell’opportunità che il tuo paese ti offre. Purtroppo, conclude, se consideriamo cifre e numeri del tasso di disoccupazione, quello che ci rimane, infatti, è solo un panorama desolante”.