Le reazioni agli articoli e post presenti all’interno della sezione Donne di fatto mi hanno offerto la possibilità di spiare dal buco della serratura alcune dinamiche tra donne e uomini moderni.

Attraverso le parole, le invettive o gli attriti in risposta ad un tema caro ai lettori, si scoprono alcuni meccanismi che mettono a confronto due modi di pensare e vivere la vita molto diversi gli uni dagli altri. Quello che spesso emerge – sia nei confronti di chi scrive ma anche tra coloro che offrono il loro pensiero commentando – è un piano di confronto conflittuale, in cui prevale come leitmotiv “donne contro uomini“. Da pochi concetti affiora tuttavia un mondo di reciproche recriminazioni, piccole ripicche e accuse più o meno velate.

Spicca – più spesso di quanto mi farebbe piacere riscontrare – la convinzione di transitare su due opposte barricate, in guerra fra loro per l’affermazione della propria identità.

Siamo sempre stati in lotta gli uni contro gli altri? Da quando la lotta per il predominio si è fatta senza esclusione di colpi? Ridurre la discussione a femministe contro maschilisti potrebbe limitare la comprensione della realtà odierna.

L’uomo di oggi si trova di fronte una donna molto diversa da quella di cinquant’anni fa. Le donne di oggi sono emancipate (o credono di esserlo), sanno quello che vogliono e quello che non vogliono, si stanno ritagliando il loro spazio nel mondo. Conoscono il loro valore e non hanno paura a gridarlo. Osano, sanno essere irriverenti, e vogliono prendere ciò che gli spetta. Credono di poter fare a meno degli uomini, almeno per tanti aspetti del vivere quotidiano.

In questa epocale fase di transizione, l’uomo è disorientato, infiacchito nella sua posizione di forza. Eravamo i vostri pilastri, i vostri fari, le vostre guide, cosa siamo diventati ora per voi? Il sentirsi delegittimati del proprio ruolo porta molti ad eccessi di aggressività e attacchi frontali non proprio cavallereschi.

Riparametrare la propria posizione nel mondo non è automatico, e non lo è nemmeno fare i conti con la ‘donna selvaggia, una donna che ha riscoperto la propria natura, il proprio istinto e anima. Essere selvagge però non deve necessariamente tradursi nell’imbracciare i fucili e partire per la crociata di liberazione in solitaria.

Condividere le proprie battaglie con un uomo che intuisce e comprende il nostro stesso linguaggio, sebbene incapace di parlarlo, sarebbe la migliore ricompensa. Per quanta rabbia e spirito di rivalsa si possa sentir ribollire dentro, riuscire nel compito di affermarsi come individui distinti dall’uomo e non appendici, acquista più valore se fatto in due.

In questa ottica, non solo come coppia ma in tutte le sfere di relazioni umane, si potrebbero porre le basi per un futuro armonioso, costituito da donne e uomini, insieme. Perché abbandonarsi agli uomini non vuol dire sottomissione, ma sublime fusione.