Ho pubblicato qualche giorno fa su questo blog un breve testo dedicato alla corruzione in Italia. Alcuni lettori che ringrazio, mi hanno fatto notare che i 60 miliardi che costituirebbero il giro d’affari della corruzione in Italia, sono una cifra calcolata grossolanamente e pertanto non attendibile. Riconosco che ho sbagliato a non controllare.

Effettivamente, la notizia mi sembrava plausibile se non certa. Do al termine corruzione un significato ampio, perché dal punto di vista dell’analisi culturale considero importante tener conto non solo degli atti di corruzione, per così dire attiva e passiva, ma di tutto il contesto che li sostiene, li facilita e li accetta senza scandalizzarsi. E magari, marginalmente, partecipa al circuito della corruzione (due tipi di ‘corruzione’ gentilmente segnalatimi, che non avevo incluso nell’elenco: i falsi invalidi con diritto di parcheggio preferenziale, i figli di evasori fiscali che figurando figli di genitori a basso reddito, godono di borse di studio). Certo, si tratta di tangenzialità al circuito della grande corruzione, si tratta di corruzione spicciola e intermittente, che si ferma al modesto risultato che si prefiggeva: ma che tuttavia rientra pienamente nell’ambito dei rapporti tra sfera pubblica e sfera privata e consiste anch’essa nell’allocare le risorse pubbliche (che per definizione appartengono a tutti i cittadini) in modi tali che esse siano impiegate prioritariamente e a volte esclusivamente per soddisfare richieste private, al soddisfacimento delle quali non è stata riconosciuta pubblicamente nessuna utilità collettiva. 

Ritengo (è una ipotesi, non un’affermazione) che questo clima di partecipazione diffusa a un sistema di violazione delle leggi e di appropriazione di beni comuni, sia all’origine della tolleranza mostrata nei confronti di uomini potenti, politici ma non solo, che al circuito della violazione delle leggi e dell’uso privato dei beni pubblici partecipano a scala mille volte maggiore delle modeste infrazioni e dei modesti vantaggi che una parte consistente degli italiani ricava dal sistema. Un certificato ‘aggiustato’ è cosa diversa da un appalto truccato o dalla concessione comprata. O dell’uso privato di centinaia di migliaia di euro destinati a impieghi pubblici. Ma il modello culturale è lo stesso. Ci siamo infatti adattati alla presenza in Parlamento di onorevoli e senatori indagati per reati che riguardano l’uso scorretto delle risorse pubbliche loro affidate; ci siamo adattati persino alla loro presenza nel Governo

Il plurinquisito Berlusconi è stato a lungo Presidente del Consiglio dei ministri e neppure ora, che è stato condannato definitivamente per truffa ai danni dello Stato, è scomparso dalla scena pubblica. Anzi, sembra che non se ne possa fare a meno. Il nuovo governo, innovatore, purificatore, rottamatore, ha inserito più di un indagato nei propri ranghi. Il caso più assurdo è quello di Elisabetta Barracciu, esclusa dal Pd dalla candidatura a Presidente della Regione Sarda perché indagata e poi nominata sottosegretario da un Presidente del Consiglio sempre del Pd. Il caso più esplosivo è però certamente il caso Gentile, perché esplicita tutte le caratteristiche di un ambiente nel quale all’uso privato dei beni pubblici si aggiunge la pretesa da parte di chi è in vetta alla piramide del potere, di regolare a proprio piacimento addirittura la circolazione delle notizie e delle informazioni. Non solo concezione patrimoniale e privatistica delle risorse pubbliche, ma controllo dispotico sulla comunicazione e sull’informazione. Con la protezione dei poteri centrali

E’ vero che il nostro ordinamento giuridico prevede tre livelli di giudizio in tribunale e che solo dopo il terzo l’imputato è riconosciuto inoppugnabilmente colpevole: ma la presunzione di innocenza serve a garantire all’imputato il diritto alla difesa, non è la certificazione di un’innocenza piena e conclamata. Ne dovrebbe seguire, sempre a fil di logica, una certa prudenza nell’affidare agli indagati il governo della Cosa pubblica. Spero che il coro di proteste che si è levato questa volta contro la nomina di Antonio Gentile a sottosegretario, riesca a riattivare un po’ di doverosa prudenza. Semplice doverosa prudenza: non certo persecuzione o accanimento, come pure alcuni in mala fede sono pronti a sostenere.