Mentre Sorrentino porta a casa un meritato Oscar, l’Italia non difende il suo cinema in Europa.

Come al solito le eccellenze italiane dipendono dall’estro e dal genio di qualche singolo. Virtù, anzi necessità per un Paese incapace di fare sistema. E a Bruxelles, dove gli interessi nazionali sono 28 e a contare non sono le chiacchiere ma il lavoro, i nodi vengono al pettine.

Il cinema non fa differenza. Lo scorso novembre la Commissione europea ha adottato le nuove norme a sostegno delle opere cinematografiche e delle altre opere audiovisive. Si tratta di norme fondamentali per il sostegno all’industria cinematografica all’interno del mercato unico europeo dove gli aiuti di stato sono rigidamente regolati dall’Ue per evitare distorsioni alla concorrenza.

In quell’occasione la Francia ha fatto e vinto una vera e propria battaglia in nome della cosiddetta “exception culturelle che non voleva alcuna intromissione europea nelle norme nazionali che regolano la spesa e gli investimenti cinematografici. Dopo mesi di negoziati e fior fiore di funzionari del Ministero della Cultura francese inviati a Bruxelles, Parigi l’ha spuntata salvando la norma che prevede che l’80 per cento del budget totale di una pellicola che ha ricevuto aiuti di Stato sia speso all’interno del territorio nazionale. Un escamotage per tutelare il cinema francese, che nel Paese pesa ben il 4 per centro del Pil.

E l’Italia? Visto il grande passato cinematografico italiano e l’importanza che il settore ricopre – o almeno dovrebbe ricoprire – nel Paese di Fellini, Antonioni, De Sica (padre) e, oggi, Sorrentino, ho cercato di capire quali fossero le priorità del nostro cinema. Mi sono rivolto inutilmente alle autorità statali e alle associazioni di categoria, impossibile capire la posizione italiana sulla materia. A Bruxelles nessuno ha saputo dirmi niente. Ne ho dedotto che, contrariamente alla Francia, l’Italia non avesse cercato minimamente di difendere gli interessi del proprio cinema in Europa.

Ecco che la vittoria de La Grande bellezza ha il sapore agrodolce dell’ennesima eccellenza italiana che brilla nonostante un sistema totalmente incapace di mettere i propri campioni nelle condizioni di eccellere in Italia come nel mondo. La cultura, come la ricerca, rappresenta uno dei capitoli più amari di questa sconsolante verità.

Il risultato è che, a parte eccellenze individuali come Sorrentino, Servillo e poche altre, la qualità del cinema italiano peggiora anno dopo anno mentre la politica si occupa di tutto tranne che della cultura italiana, probabilmente l’unico vero rimedio all’impasse sociale in cui ci troviamo. Che peccato. Almeno oggi possiamo consolarci con un Oscar.

@AlessioPisanowww.alessiopisano.com