Aldo Grasso ha partorito un accrocchio di vocaboli, apparso sulla prima pagina del Corriere, nel quale spicca un accigliato commento alle seguenti parole di Claudio Messora (responsabile comunicazione Senato M5S): “Che significa ‘intellettuale’? Dov’è che ci si laurea in ‘intellettualità’?… È un’altra casta, con le sue baronie, i suoi intoccabili, quasi sempre schierati, che mangiano alla tavola dei privilegiati, che vanno alle prime, che scrivono prefazioni, che si invitano reciprocamente ai convegni..”.

Aldo Grasso (quello che vorrebbe chiudere La Gabbia) brontola che le succitate valutazioni di Messora rappresentano “frasi sinistre già sentite in passato”, con probabile allusione a dittature nemiche del libero pensiero.

A detta di Grasso, ordunque, chi osa criticare gli intellettuali è da incasellare nella categoria dei “peggiori”.

Gli rispondo scomodando Noam Chomsky, fra le tantissime altre cose autore de I nuovi mandarini, libro in cui gli intellettuali vengono definiti come una casta privilegiata, autoreferenziale, stipendiata e vezzeggiata dal potere per legittimare il potere.

“Il problema della responsabilità degli intellettuali è una doppia questione. C’è una domanda morale: quale dovrebbe essere la loro responsabilità? C’è una domanda descrittiva: qual è la loro responsabilità? La loro responsabilità è quella di servire il potere. Ed è stato sempre così attraverso la storia. La storia degli intellettuali è stata scritta dagli intellettuali ed è quindi ovvio che ne escano con una buona immagine. Ma se si guarda la situazione attuale, le classi educate, gli intellettuali sono sempre stati rispettati e accettati e sono quelli che hanno sostenuto il potere ed è sempre stato così. Quando questo viene sottolineato, e a me capita a volte di farlo, provoca una isteria tra gli intellettuali di sinistra. “Come ti permetti di criticare?”. E sono segni di una classe di intellettuali profondamente indottrinata che si considera come libera e progressista, ma nei fatti è così asservita al potere da non riuscire a vedere quello che fanno.”

Accuse che si attagliano meravigliosamente ad Aldo Grasso e alla pletora di suoi colleghi intellettuali.

Buon lavoro (finché ce l’avete), mandarini.

p.s.: a titolo personale: non ho scritto il presente post per difendere il battutista da bar sport Messora, ma per criticare Grasso e i funzionari suoi pari. Soprattutto, non paragono ovviamente Byoblu (blog di Messora) a Chomsky.

di Francesco Manna (@FrancescoLamana)