Un’antica leggenda ucraina narra la storia di un drago spaventoso che teneva in ostaggio una città, razziandola a suo piacimento e pretendendo da tutti gli abitanti offerte e tributi in cambio dell’incolumità. Molti cavalieri, armati di coraggio e buone intenzioni, si erano volti all’impresa di uccidere il drago, eppure tutte le volte che uno di costoro si accingeva a raggiungere l’obiettivo, il drago, in punto di morte, lo metteva a parte dei suoi segreti e lo investiva dei suoi poteri, facendo così in modo che fosse esso stesso a trasformarsi in drago e a prendere il suo posto.

Questa leggenda in Ucraina veniva utilizzata per rappresentare l’immortalità del potere e la sua capacità di contaminare chiunque con esso venisse a contatto, a volte anche con la sola finalità di combatterlo. Il potere perpetua se stesso trasfondendo sangue infetto nelle vene dei suoi contestatori.

E a quanto pare il sistema immunitario di Matteo Renzi non è stato in grado di reagire al virus della politica italiana e, nel tempo di una brevissima incubazione, ha contratto appieno la malattia. Nei corpi giovani, si sa, le cellule si riproducono con estrema rapidità e il male si propaga a macchia d’olio. Che Matteo il giovane potesse essere un portatore sano e che il virus rimanesse silente lo abbiamo sperato fino alla lista dei ministri: quando abbiamo iniziato a scorgere manifestazioni sintomatologiche come la Guidi allo Sviluppo Economico, Orlando al posto dell’auspicato Gratteri alla Giustizia, la Madia (la Madia?????) alla Semplificazione abbiamo constatato amaramente che la malattia era manifesta e, ahinoi, ad uno stato neanche troppo embrionale.

Quanto però Renzi fosse un soggetto particolarmente cagionevole e di conseguenza quanto il suo corpo fosse l’ambiente ideale per la propagazione del virus, lo abbiamo capito chiaramente con la lista di viceministri e sottosegretari. Figure come Gentile (la cui impresentabilità costerà già a Renzi un primo intervento chirurgico in settimana), la sottosegretaria alla Cultura Barracciu, insieme a Bubbico, Del Basso de Caro, De Filippo (tutti rigorosamente indagati), sommati alla doppietta Costa-Ferri, offerta come presente benaugurale al Cavaliere o all’imprenditrice di moda D’Onghia sottosegretaria all’Istruzione, palesano la gravità del quadro clinico.

Il nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi è già gravemente ammalato di politica italiana. Un indizio, bisogna dire, ce lo aveva dato durante il suo discorso al Senato, durante il quale si era sbracciato a parlare di ascolto tra le varie parti politiche, accennando alla necessità di miti consigli e compromessi. Effettivamente mai squadra di governo fu più di questa all’insegna del compromesso, come vuole uno dei principali sintomi della malattia politica: l’equilibrismo.

Renzi però non ha tenuto conto di un aspetto: compromesso come sostantivo vuol dire ‘accordo, rimedio, mediazione’, ma come participio passato significa ‘rovinato, intaccato, danneggiato’.

Quindi, come vuole la leggenda, il drago siede ancora comodamente al governo e l’ennesimo cavaliere è compromesso.