Senza gas, senza luce, senza riscaldamento, ma la battaglia degli ex dipendenti della Cartiera Burgo di Mantova, che dal luglio scorso stanno occupando la sala mensa dello stabilimento, non si ferma. “Da qui non ce ne andiamo fino a quando l’attività della fabbrica non ripartirà”, spiega Gianpaolo Franzini, delegato Cgil delle Rsu aziendali. Fanno sul serio e non li spaventa che l’altro giorno il direttore dello stabilimento, Arno Alzetta, abbia staccato la luce e il gas: “Abbiamo attivato due generatori – prosegue Franzini – uno da 5 chilowatt, che abbiamo ribattezzato Arno in onore del nostro ex direttore, e che ci serve per far funzionare la luce e il riscaldamento con pompe di calore; e uno più piccolo da 3 chilowatt utilizzato per le attività concertistiche all’interno della sala mensa. Il gas ce l’hanno chiuso qualche mese fa, ma siamo andati avanti con le bombole”.

Non mollano i 145 ex dipendenti della Cartiera, dal 9 febbraio in mobilità, e sono pronti a resistere a oltranza. A dire il vero la proprietà non li ha mai autorizzati a rimanere nella sala mensa, nel frattempo divenuta una sala civica che ospita concerti e dibattiti sull’occupazione e sul lavoro, ma qualche giorno fa la situazione ha preso una brutta piega: “Martedì – prosegue Franzini – sono andato negli uffici all’interno della fabbrica a sbrigare le ultime pratiche per la mobilità, quando l’impiegata mi ha invitato a presentarmi dal direttore. Questo mi ha accolto nel suo ufficio e senza tanti preamboli mi ha chiesto ‘ma quando ve ne andate dalla sala mensa?’. Io ho immediatamente replicato che, come lui ben sa, non ce ne andremo fino a quando l’attività non ripartirà. E allora si è irrigidito ulteriormente rispondendomi che con il nostro atteggiamento stiamo impedendo la vendita dello stabilimento”.

Ma la loro presenza in quella sala è diventata un simbolo della lotta per il lavoro in una provincia che di posti, dal 2008, ne ha già persi 13mila e che sta vedendo chiudere una dopo l’altra realtà industriali importanti, oltre alla Burgo ha chiuso anche la raffineria Ies; senza dimenticare le imprese medio piccole che stanno saltando strozzate dalla crisi. Insomma, il presidio della Burgo non è solo per la cartiera, ma per tutta la città. Una città che sta morendo insieme alle sue fabbriche. E anche domenica mattina, con la pioggia, gli ex lavoratori della cartiera erano lì a tenere accesa la speranza che tutto il territorio possa riprendersi dal punto di vista occupazionale, insieme al generatore Arno – bisognoso di gasolio per funzionare: “I gruppi Sel e Pd di Mantova ci hanno dato 1.200 euro, raccolti con un’iniziativa sul lavoro alla quale ha partecipato anche Dario Fo in diretta streaming, che stiamo usando per il carburante”, racconta Franzini.

Una speranza concreta per la Burgo potrebbe arrivare da Treviso, dove Bruno Zago, il titolare della Progest che produce cartoncini per imballaggio, sembra interessato all’acquisto dello stabilimento. Almeno stando alle recenti dichiarazioni rilasciate a La Tribuna di Treviso. Un’operazione economicamente importante: 15 milioni di euro per l’acquisizione dello stabilimento e altri 50 milioni di investimento per adattare i macchinari, che prima producevano carta per giornali (attività principale della Burgo, che è stata costretta a chiudere proprio per la grave crisi dell’editoria), e renderli in grado di fare cartone da imballaggio. Senza dimenticare che la Progest dovrà anche assumersi l’onere delle bonifiche in uno stabilimento dove, al momento, l’unico impianto che sta funzionando è quello che ripulisce le acque di lavorazione prima che queste confluiscano nel lago su cui si affaccia la fabbrica. “La nostra speranza – spiega Franzini – è che la Progest acquisti lo stabilimento, faccia ripartire la produzione e a quel punto dovranno essere le istituzioni locali a mettere dei paletti per fare in modo che i nuovi proprietari siano ‘costretti’ ad assumere gli ex lavoratori della Burgo in mobilità. Certo ne serviranno meno per il cartoncino, massimo un’ottantina. Ma sarebbe già qualcosa, un segnale che a lottare per il lavoro qualcosa si può ottenere”.