Non era mai successo che un Comune intervenisse direttamente in un caso del genere. Ma dopo i casi Aldrovandi a Ferrara Bonsu a Parma, la sensibilità sulla questione da queste parti è altissima. L’assessore ai servizi sociali di Bologna, Amelia Frascaroli, eletta in quota Sel ma molto vicina al mondo Caritas, ha infatti presentato un esposto alla procura della Repubblica per il presunto pestaggio di un giovane rom da parte di cinque carabinieri. Il fatto risale alla notte tra il 9 e il 10 gennaio scorso quando, in una zona periferica della città, gli agenti dell’Arma hanno fermato un ragazzo di origine serba alla guida di un’auto. 

Ma è proprio da questo punto che le due versioni dei fatti divergono: da una parte il racconto dei carabinieri, dall’altra quella del ragazzino, che risulta essere nato in Italia e fuggito a ottobre da una comunità di Modena. Secondo gli uomini delle forze dell’ordine, il ragazzino fu tirato fuori con la forza dal veicolo (non rubato, ma di proprietà di una sua amica) dopo che lui stesso aveva sfondato il finestrino mentre scalciava per non farsi prendere. Dall’altra c’è la versione del ragazzino: “Uno ha rotto il finestrino col calcio della pistola, poi mi hanno tirato fuori a forza”. 

L’unico testimone a vedere alcune parti della scena è un poliziotto in servizio che, dopo avere notato l’inseguimento da parte dei carabinieri, era sopraggiunto poco dopo insieme a un collega. Ma a quel punto la scena è già alle battute finali: la colluttazione sarebbe stata brevissima, visto che l’agente della polizia, sentito come persona informata sui fatti dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, ha riferito di aver visto il ragazzo in terra già fuori dall’auto, immobilizzato e circondato dai carabinieri: “Ve la farò pagare”, le sue parole mentre è a terra.

Il ragazzo quella notte, dopo essere stato portato in caserma, dove dichiara di avere 13 anni, viene portato in una comunità protetta per minori. Da qui viene trasferito all’ospedale Sant’Orsola. Ha infatti un lieve trauma cranico con ecchimosi alla tempia e all’occhio sinistro, escoriazioni multiple al tronco e al dorso. “Sono stati i carabinieri”, racconta ai medici. Ma non vuole fare denuncia. I dottori gli danno due giorni di prognosi e poche ore dopo il ragazzo scappa di nuovo dalla comunità e fa perdere le sue tracce. 

È già irreperibile, e quindi non è stato mai sentito, quando il procuratore Giovannini, informato dal posto di polizia del policlinico, fa partire le sue indagini. Apre un fascicolo per lesioni contro ignoti. Scopre che il ragazzo ha probabilmente 16 anni e non 13. Sente il poliziotto “testimone” che aveva visto il giovane a terra circondato dai carabinieri pochi momenti dopo aver notato l’inseguimento. Ma non si trovano altri riscontri alle denunce su possibili lesioni volontarie, considerata anche la prognosi molto lieve e tenuto conto del brevissimo tempo intercorso tra quando il poliziotto testimone vede i carabinieri inseguire la macchina e quando trova il ragazzo a terra. Pensare a un pestaggio sarebbe molto difficile, così la procura chiede l’archiviazione

Alla fine di gennaio arriva tuttavia l’esposto dell’assessore, nella sua veste di tutore legale del ragazzino. “A fronte del racconto del ragazzino, era mio dovere fare l’esposto – ha spiegato Frascaroli al Resto del Carlino – a tutela sua ma anche delle forze dell’ordine. È la prima volta che mi capita ed è importante accertare la verità”. A presentare l’esposto è l’avvocato Alessandro Gamberini, legale di parte civile della famiglia Aldrovandi nel processo per la morte di Federico. 

La Procura ha così deciso di riaprire il caso. Ma non sembra che gli esiti saranno diversi da quelli delle prime indagini: “Prima dell’arrivo dell’esposto l’indagine era stata approfonditamente svolta e si era conclusa con una richiesta di archiviazione. Ora il fascicolo è stato richiamato per un ulteriore approfondimento”, ha spiegato lo stesso procuratore aggiunto Giovannini. Peraltro nell’esposto di Frascaroli, oltre alla richiesta di approfondire la dinamica del controllo dei carabinieri, si fa riferimento anche al fatto che lo stesso ragazzo era stato arrestato pochi giorni prima per l’esecuzione di un ordine di carcerazione, sostanzialmente chiedendo alla Procura di accertare come mai era stato rimesso in libertà. Tuttavia dalle indagini svolte e dalle impronte digitali è emerso invece che l’arresto di cui si parla nell’esposto riguarda un altro minore.