Quando ha consegnato le prime fatture, qualcuno si pure è stupito. Del resto, a nessuno era mai saltato in mente di chiedergli una ricevuta. Ma lui ha deciso lo stesso di non fare più ripetizioni in nero. “Mi sentivo a disagio a guadagnare soldi e a non pagare le tasse”. Così Stefano T., che per ragioni di riservatezza preferisce non venga indicato per intero il cognome, ha aperto la partita Iva. “E’ bastato andare una mattina all’Agenzia delle entrate – racconta – e portare un modulo compilato con la fotocopia della carta d’identità”. Una mezzora in tutto. “Ho dovuto indicare un’attività generica legata all’istruzione”.

Nel cervellone del Fisco, infatti, la possibilità di indicare ‘ripetizioni’ o ‘lezioni private’ non c’è nemmeno. Segno che quasi nessuno si mette in regola. Ma Stefano, 21 anni, ha voluto togliersi un cruccio che aveva dentro da tempo. Ha iniziato la sua attività quando frequentava il liceo classico. “Le prime ripetizioni le facevo gratis a qualche amico. Poi a 17-18 anni qualcuno ha iniziato a pagarmi”. Ora è al terzo anno di giurisprudenza all’università Bocconi di Milano e segue quattro o cinque studenti fissi, più quelli che si aggiungono nei periodi di verifiche, interrogazioni e recuperi. Un bel giro, anche 4mila euro all’anno di entrate. D’ora in poi tra imposte sul reddito e contributi per la pensione gliene andranno via più di un terzo. “L’ho messo in preventivo – dice – E sono più contento così”.

Grazie al regime agevolato dei minimi a cui ha diritto chi ha meno di 35 anni, Stefano non deve fatturare l’Iva, che ricadrebbe sui ‘clienti’, e verserà al Fisco solo il 5% di quanto incassato. Il 27,72% però se ne andrà via per i contributi dell’Inps. “Questo lo trovo un po’ più assurdo – ammette – Pagare i contributi con la possibilità elevatissima che non mi torneranno più indietro come pensione”. Perché in futuro a Stefano piacerebbe andare all’estero. E lavorare in qualche istituzione internazionale, come l’Unione europea o l’Onu. Quando compirà 35 anni non avrà più nemmeno diritto al regime dei minimi. Preoccupato? Per nulla. “Spero di smettere entro un paio di anni. Non darò lezioni private per sempre”.

Latino, greco, matematica, fisica, italiano, storia e filosofia. Un po’ di tutto. Agli studenti che segue da tempo chiede ancora 10 euro all’ora. Sennò prende 15-20 euro. “Quando ho iniziato a fatturare, qualche famiglia si è stupita piacevolmente – racconta – Qualcuno mi ha proposto di aumentarmi la paga, ma ho risposto che non era necessario”. Il suo disagio da piccolo evasore, Stefano lo ha maturato poco a poco. “Da un lato tutti sappiamo che dobbiamo pagare le tasse, per non essere dei parassiti sociali. Dall’altro chi fa ripetizioni come me pensa ‘tanto non mi beccheranno mai’. Ed è vero”. Poi l’esame di diritto tributario all’università e i principi che hanno spinto i padri costituenti a scrivere nell’articolo 53 della Carta: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. Stefano lo spiega così: “Se siamo tutti membri di una comunità, tutti dobbiamo contribuire ai costi dello Stato, che fornisce servizi”.

Alla fine la decisione è arrivata. “Qualche amico prima mi prendeva in giro dandomi dell’evasore e ha apprezzato la mia scelta. Qualcun altro mi ha detto ‘tu sei pazzo’”. Nessuno che lo abbia seguito, per il momento: “I miei amici che danno ripetizioni, fanno molte meno ore di me”, li giustifica Stefano. Poi scherza: “Finalmente posso lamentarmi anch’io dei servizi dello Stato che funzionano male, perché li pago”. Idee per ridurre l’evasione fiscale? “Il problema non può essere risolto solo con l’estensione dei controlli – risponde – Bisogna rendere più facile pagare le tasse”. Con il regime agevolato le cose sono più semplici: niente Iva, niente studi di settore, nessuna scrittura contabile da tenere. “Se fosse stato complicato come per le altre partite Iva, non so se mi sarei messo in regola – ammette – Anzi, mi sa di no”.

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