I debiti delle aziende occidentali fanno gola alle aziende cinesi che, se possono essere lacunose nel know-how e nelle strutture, hanno come asso nella manica delle liquidità enormi: un asso che diventa ancora più potente in tempi di crisi. Il 2014 è iniziato con un “attacco” dal Paese del Dragone nei confronti delle case automobilistiche. L’ultima in ordine di tempo è stata la Peugeot. La casa francese dopo 204 anni non è più controllata dalla famiglia Peugeot e gli eredi della casata (parliamo dell’ottava generazione) hanno approvato un aumento di capitale di 3 miliardi di euro, facendo entrare nell’azienda il gruppo cinese Dongfeng e lo Stato francese. Così, i Peugeot perdono il doppio diritto di voto nel Consiglio di amministrazione (che le garantiva il 38,1% dei suffragi), mentre le quote in mano alla famiglia passano dal 25,4 al 14%, alla pari con i due nuovi soci.

L’accordo sembra una scelta quasi obbligata per Peugeot, con il fine di dare un po’ di respiro alle casse societarie, dopo il tonfo del 2012, con un buco da oltre 5 miliardi di euro. La lungimiranza degli imprenditori cinesi, però, va oltre il fiuto di un business di una casa automobilistica tradizionale. Wanxiang, infatti, ha vinto l’asta per aggiudicarsi la Fisker, azienda che produce auto elettriche, e che nel 2013 ha dichiarato bancarotta. L’investimento è stato di 149,2 milioni di dollari (109 milioni di euro), una base di partenza per pagare i creditori e rilanciare la produzione. Che Wanxiang fosse interessata a Fisker non era un mistero. A gennaio del 2013, infatti, il gruppo cinese aveva speso 256 milioni di dollari per acquisire la maggioranza di A123 Systems, azienda produttrice di batterie al litio, fallita nel 2012, che tra i clienti aveva proprio la Fisker, alla quale venivano fornite le unità da montare sulla Karma.

E proprio dalla Karma dovrebbe ripartire l’azienda. Il piano, secondo quanto emerso, prevede l’avvio delle catene di montaggio a Wilmington, in uno stabilimento in disuso appartenuto a General Motors, per assemblare la coupé sportiva ibrida plugi-in, e la Atlantic, un’altra sportiva con l’anima green che Fisker stava sviluppando prima del fallimento. Secondo alcuni rumors portati alla luce da Reuters, però, Wanxiang potrebbe cambiare parzialmente rotta nella produzione, alla luce di un accordo con Bob Lutz, ex vicepresidente di GM, che aveva già fatto vedere al pubblico la Destino: una Fisker Karma sulla quale era stato montato il V8 da 638 cavalli della Chevrolet Corvette ZR1. Oltre a questi due marchi, anche due storiche aziende europee sono già passate in mani cinesi. Volvo nel 2010 è stata ceduta dal gruppo Ford a Geely per 1,8 milioni di dollari. E sempre in Svezia, anche la Saab è diventata più orientale dopo il fallimento: l’azienda infatti è stata rilevata da NEVS (National Electric Vehicle Sweden) che opera grazie a fondi cinesi. I soldi provenienti dalla Cina hanno permesso di far ripartire lo stabilimento di Trollhättan dove si assembla la 9-3, e di sviluppare una nuova auto elettrica, che dovrebbe essere prodotta nel Paese del Dragone.