Dopo le dimissioni della maggioranza del Cda, Parmalat cerca di arrivare più “leggera” all’udienza di appello a Bologna nel procedimento civile sulle presunte irregolarità nell’acquisizione di Lactalis American Group. Dopo il passo indietro di 9 degli 11 consiglieri, la società ha presentato la richiesta di stralciare il ricorso della Procura di Parma che aveva chiesto, senza ottenerlo, l’azzeramento dell’intero Cda. L’istanza di cessata materia del contendere è stata depositata a Bologna proprio il giorno successivo alle dimissioni del board. Secondo la società il passo indietro degli amministratori avrebbe determinato un mutamento radicale nelle condizioni di partenza del procedimento civile e quindi farebbe decadere le rinnovate richieste della Procura di Parma di revocare il Cda, dal momento che i consiglieri nel mirino non sono più in carica.

Se i giudici accogliessero l’istanza, per la multinazionale vorrebbe dire vanificare il ricorso della Procura e non dovere fare i conti con una nuova sentenza che potrebbe confermare le contestazioni sollevate dai magistrati del Tribunale di Parma. Nel provvedimento di novembre 2013 il collegio di giudici aveva infatti ordinato la sola sostituzione del consigliere Marco Reboa, ma aveva individuato gravi irregolarità nel comportamento degli amministratori, rilevando perfino alcuni reati di rilevanza penale.

Il procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia aveva parlato di una “sentenza-sucida”, ossia un dispositivo che non è in linea con le motivazioni contenute nel documento, che individuava per esempio conflitti di interesse a carico di vari amministratori e perfino la falsificazione di alcuni documenti. Per questo la Corte di appello di Bologna, anche alla luce delle motivazioni del Tribunale di Parma, potrebbe rivalutare il provvedimento e aggravarne l’esito. Con la richiesta di cessata materia del contendere però Parmalat cerca di parare il colpo in anticipo. “La sentenza del Tribunale è molto pesante – spiega Laguardia – e se l’istanza verrà accettata, i giudici di Bologna non dovranno esprimersi su quella”. Tra le altre cose, l’azzeramento del Cda richiesto dalla Procura avrebbe potuto portare al commissariamento della società e quindi anche alla revisione o perfino all’annullamento del contratto di acquisizione di Lag, ma in questo modo le accuse sugli ex amministratori andrebbero automaticamente a decadere.

Sarà la Procura generale a decidere se accogliere o meno la richiesta della società e a pesare sulla decisione ci sarà anche la composizione del nuovo Cda di Parmalat. Se nell’assemblea del 17 aprile nel board saranno nominati anche alcuni degli ex consiglieri che hanno rimesso il mandato, la richiesta della Procura rimarrebbe invariata, almeno per gli amministratori riconfermati.

“Con il procedimento civile abbiamo ottenuto qualche risultato dal punto di vista economico – ha affermato Laguardia – vedremo cosa decideranno i giudici a Bologna”. Da quando l’operazione Lag è finita nel mirino della Procura, il prezzo di acquisto iniziale della controllata americana di Lactalis è sceso da 904 milioni di dollari a 774 milioni di dollari. Il commissario ad acta Angelo Manaresi aveva individuato un’ulteriore riduzione a 623 milioni di dollari, che però non è stata confermata dal Tribunale di Parma, ma su cui i giudici di Bologna si potrebbero esprimere. Rimangono invece confermate sul fronte penale le accuse di appropriazione indebita aggravata per i vertici della società, su cui sono in corso le indagini degli inquirenti.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente precisazione dall’ufficio stampa Parmalat

“In riferimento a quanto dichiarato dal Procuratore Generale di Parma Gerardo Laguardia, e riportato da alcuni organi di informazione, Parmalat S.p.A. precisa di non avere depositato alcuna istanza di annullamento. La Società precisa altresì di non essere parte in causa nel procedimento”.
Ufficio Stampa Parmalat