“Beata gioventù”, dice la signora seduta affianco a me.
E lo dice non con quel tono che sottintende: “I giovani fanno schifo”.
Lo dice proprio pensando: “Che bello, hanno tutta la vita davanti”.
Eppure dovrebbe essere indispettita dall’entusiasmo esplosivo, al limite della maleducazione. Del livello acustico sempre al di sopra del consentito. Delle risate che diventano fastidiose se non ci coinvolgono direttamente.

Ritorno col pensiero a qualche mese fa e mi rimprovero di non aver preso appunti. 
Di non aver segnato nomi e cognomi di giornalisti, opinionisti, scrittori che avevano stroncato la candidatura di Matteo Renzi alla primarie del Partito democratico, bollandola come “il capriccio di un giovane”.

Come se l’età fosse una colpa. Come se la maturità (anagrafica) imponesse non solo rispetto (dovuto) ma obbedienza (senza un vero perché).
È evidente che l’essere giovane non comporta automaticamente l’essere capace o in grado di ricoprire un ruolo. Se è per questo neanche l’essere maturo.
Ma quello che mi colpiva nei giudizi sprezzanti nei confronti di Renzi era quel “beata gioventù” sputato con disprezzo.

Capirete il mio stupore nel rivedere le stesse persone, oggi, magnificare Renzi. Quel suo essere “così giovane”. Così attuale. Così “uomo del nostro tempo”. Così cool.

Gli articoli di costume, pagine pagine dedicate all’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Renzi multimediale, titolano parecchie gallery fotografiche sui siti di informazione.

Si vede Renzi al computer. Si vede Renzi con l’iPhone. Si vede Renzi che twitta. Perché Renzi strappa col passato.

Adesso la sua età anagrafica è utilizzata per sottolineare “il più giovane Presidente del Consiglio della storia repubblicana”.
Talmente giovane che il semestre di presidenza italiana in Europa sarà ribattezzato Erasmus.

E poi quelle analisi così interessanti e così approfondite sul suo stile. I discorsi informali. La cravatta. Le mani in tasca. Troppo giovane? Ma no, dai. Beata gioventù.

Guardo queste cariatidi pontificare su chi avevano sputato fino a ieri. Penso alla mirabolante giravolta che sono pronte a fare appena la persona (giovane o vecchia, poco importa) non gli sarà più utile.

“Beata gioventù”, penso.

Maledetta, invece, la nostra scarsa memoria.