Inutile girarci intorno, meglio entrare immediatamente in medias res: Pulse, il festival organizzato dal Link Electronic Department, è semplicemente uno dei più importanti eventi musicali del 2014 a Bologna e lo è principalmente in virtù delle intelligenti scelte artistiche grazie alle quali vince facile già in partenza. La prima serata, giovedì 27 febbraio, si svolge all’Ex Forno, il bar del MAMbo, in via Don Minzoni, ed è dedicata a due realtà italiane che fungono da vasi comunicanti e complementari. La prima è Wo Land, “territorio creativo d’approdo” in cui operano dal 2011 diversi interessanti artisti – Massprod, N A N T, Green Sarcophagus, Dukwa, Herva, Modus – che è anche etichetta indipendente in cui sperimentare concretamente. La seconda invece è Tru West, collettivo di artisti e produttori onnivori ed eclettici che si muove a cavallo di svariate suggestioni stilistiche e temporali: se prendiamo i due EP sinora pubblicati da Marmo Music, “The DOWC” parti 1 e 2 non si può non notare che l’acronimo omaggia “The Decline of Western Civilization” ovvero lo storico documentario sul punk di Los Angeles realizzato all’epoca da Penelope Spheeris. Se poi ascoltiamo le singole tracce balza all’orecchio un approccio caleidoscopico in cui si passa con nonchalance dal noise alla Pete Swanson a Morphosis, dal free jazz al tribalismo trance industrial dei Cabaret Voltaire di “Three Mantras”, dagli Heliocentrics al Sahara, dai nastri magnetici alla techno. Protagonisti ancora Massprod con il nome di Martin Hopkins, Herve Atsè Corti aka Herva, Niccolò Daniel Rufo, Raffaele Amenta e Matteo Tagliavini.

Venerdì 28 febbraio appuntamento alle 22 al Cinema Europa di via Pietralata per la prima italiana di “Man From Tomorrow” di Jacqueline Caux, film dedicato alla figura di Jeff Mills, l’Alieno, uno dei mostri sacri della Detroit Techno. I live set del venerdì sera si svolgono invece a seguire al Locomotiv Club di via Serlio ed in questo caso il menu offre i più importanti artisti della britannica Modern Love, una delle etichette di assoluto riferimento per i cultori dell’elettronica più sofisticata e raffinata degli anni duemila. In due set separati saliranno sul palco i mancuniani Demdike Stare ed Andy Stott che peraltro ben si conoscono e sono avvezzi a collaborare con sempre maggiore frequenza: di recente hanno suonato letteralmente insieme all’Unsound di Cracovia e, se da un lato Miles Whittaker produce sin dal 2008 in partnership con Andy Stott con il nome Millie & Andrea, soltanto a fine marzo usciranno con “Drop the Vowels”, il primo vero e proprio album frutto del loro sodalizio. Ad ogni buon conto, al Locomotiv toccherà prima ai Demdike Stare, il duo composto da Miles e da Sean Canty, artefici di alcuni dei dischi fondamentali di questi anni. “Voices of Dust”, ad esempio, è un vero e proprio manifesto del loro modo di intendere la musica ed unisce un gusto etnomusicale alla ricerca di sonorità rare e preziose che si tramutano in affascinante cinema per la mente, “The Sound Your Eyes Can Follow” se volessimo citare un celebre album dei Moonshake. Se fondamentali per comprendere la loro estetica sono anche la superba raccolta di EP “Elemental” e la nuova serie di “Testpressing”, votata alla totale soddisfazione di qualsivoglia deriva noise e/o ritmica, jungle compresa, non dimentichiamo che anche Andy Stott proviene da un immaginario affine. A titolo esemplificativo basterebbe citare le magnifiche ed eleganti copertine dal taglio marcatamente etnografico ed antropologico di “Passed Me By” e “We Stay Together”. Musicalmente, però, Stott batte percorsi differenti, meno ambient e più techno rispetto ai colleghi senonché lo fa con un taglio sempre surrettizio, un fondale fluente e magmatico di basse frequenze da cui i caratteristici elementi vocali tipici del suo stile affiorano repentinamente come aggetti emotivi: “Luxury Problems”, il suo ultimo album, è la summa del suo stile. A chiudere la serata il set totalmente devoto al dancefloor di Max Durante.

Sabato 1 marzo, al Link di via Fantoni, è di scena Theo Parrish, da Detroit ma nativo di Washington DC, rispettatissimo autore di un personale, sperimentale e raffinato blend di elementi per cui sarebbe alquanto riduttivo fare riferimento soltanto alla house ed alla techno: basta ascoltare un disco eccellente come “First Floor”, uscito nel 1998, per comprendere che il suo approccio è sottile, obliquo, fantasioso, imprevedibile ed aperto alle più svariate fascinazioni di matrice black. Certamente il jazz ha esercitato un ascendente determinante su di lui e a questo proposito più delle parole vale ad esempio la straordinaria musica di “Love Is War For Miles” o della recente antologia da lui curata, “Theo Parrish’s Black Jazz Signature”. Inutile dire che l’americano sarà il pezzo da novanta di questa edizione 2014 di Pulse ma va sottolineato che sarà accompagnato da un italiano che prende le mosse proprio dalla lezione del meastro d’oltreoceano, quell’Enrico Crivellaro che ha fondato la label Neroli nella sua Verona e che opera principalmente come Volcov.