Il rispetto delle regole conviene. Più legalità significa migliore qualità della vita per tutti. Dopo l’esempio del semaforo della settimana passata, parliamo ora di mafia. Mafia è innanzitutto violazione delle norme che vietano e puniscono le attività criminali delle cosche: associazione, stragi, omicidi, rapine, sequestri di persona, traffici di droga-esseri umani- armi-rifiuti tossici, estorsioni (il famigerato “pizzo”), appalti truccati, corruzione, riciclaggio, contraffazioni, truffe (ai danni soprattutto dell’Ue), speculazioni immobiliari e relative devastazioni ambientali, incursioni nel settore agroalimentare ecc. Ma accanto a queste violazioni di legge (illegalità formale), che già di per sé avvelenano in profondo la convivenza civile, c’è anche un vero e proprio impoverimento che la collettività è costretta a subire (illegalità sostanziale) e che dà corpo all’equazione “più legalità = meno mafia = migliore qualità della vita”. L’impoverimento, sempre e comunque pesante, può essere di carattere sociale o economico.

Cominciamo dal primo. É noto che una delle principali fonti di arricchimento illecito della mafia (fonte ancora oggi assai cospicua, anche se non più massicciamente prevalente sulle altre) è il traffico di sostanze stupefacenti. Il volume complessivo dei guadagni accumulati è così alto che abbiamo dovuto coniare un neologismo: “narcolire” (poi “narcoeuro”). In realtà sarebbe più giusto parlare di “necrolire” o “necroeuro”, perché i soldi della droga che riempiono ininterrottamente le tasche dei mafiosi gonfiando i loro conti bancari sono soldi di morte. Letteralmente. In quanto ottenuti speculando sulle fragilità di tantissime persone, giovani in particolare, che fanno uso di droghe pesanti convinti di colmare un qualche loro vuoto, mentre non fanno che caricarsi sulle spalle una “scimmia” che spessissimo li porta alla rovina: sul piano delle relazioni familiari, affettive e sociali, sul piano economico-lavorativo e su quello della salute, a causa del deperimento psico-fisico fino alla consunzione (se non addirittura alla morte per overdose) che il consumo di droghe pesanti comporta.

Ora, basta riflettere un poco per capire che tutte queste persone rovinate se non uccise sono altrettanti pezzi (di solito i più indifesi) del tessuto sociale di cui ciascuno di noi fa parte che ci vengono strappati a forza, con violenza e protervia, da criminali infami preoccupati solo di rimpinguare sempre più – col traffico di stupefacenti – se stessi e i loro complici. Così il tessuto sociale in cui viviamo si deteriora e si impoverisce, la convivenza civile subisce un sensibile degrado, si vive peggio. Ecco allora che l’assioma “più legalità = meno mafia = migliore qualità della vita”, risulta confermato anche ragionando sull’impoverimento sociale di cui la mafia è indubbiamente causa.

Il Fatto Quotidiano, Lunedì 17 febbraio 2014